in

Porto Torres, pescatori a confronto con l’assessora Satta: «Subito un tavolo e un decreto per il comparto»

«Avviare un tavolo tecnico con il comparto pesca, per riunire il comitato di settore che coinvolga le associazioni rappresentative di tutte le categorie dei pescatori, volto alla firma di un decreto attuativo che regoli la pesca». Questo il primo passo per trovare un percorso condiviso, tracciato dall’assessora regionale all’Agricoltura e Pesca, Valeria Satta, a margine del confronto che si è tenuto a Porto Torres, presso il Museo del Porto, con i rappresentanti della piccola pesca e armatori dello strascico insieme al capo di gabinetto dell’assessorato, Ivan Cermelli e lo staff tecnico.

Un settore in crisi, costretto ad affrontare le controversie con la pesca sportiva che compete con quella professionale per l’utilizzo dello spazio marino e lo sfruttamento delle risorse ormai in declino. Caro carburante, indennizzi per il fermo biologico e aree marine protette poco controllate contro l’abusivismo.

I pescatori delle marinerie di Porto Torres, Castelsardo, Stintino e Isola Rossa, fruitori del mare del Golfo dell’Asinara, chiedono la garanzia di un reddito e la protezione degli stock ittici. «Da quasi due anni non percepiamo indennizzi per il fermo biologico – spiega Lorenzo Nieddu, armatore dello strascico -, c’è un fermo tecnico per otto settimane senza indennizzo con il rischio di non uscire in mare quanto le condizioni meteo non ce lo permettono. I costi del gasolio si portano via il 60 per cento circa del ricavo e a questo si aggiunge il fatto che siamo controllati da un dispositivo imposto che costa alle nostre tasche circa 16mila euro: un abuso nei nostri confronti».

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 erano 32 le imbarcazioni da strascico con circa 150 addetti, attualmente la flotta si è ridotta a nove unità con soli 30 pescatori. «Noi siamo  quelli che garantiamo le varie specie ittiche sul mercato, un’economia che si vuole distruggere», aggiunge Nieddu.

Dall’Isola Rossa, una marineria che conta imbarcazioni, Fausto Morlè rappresentante della piccola pesca, contesta la pesca sportiva, l’abusivismo e i troppi pescatori dediti alla pesca dell’aragosta. «Noi abbiamo deciso di non buttare le reti – afferma – perché l’impoverimento del mare significa impoverimento dei pescatori».

Bandi illeggibili e poco chiari sui finanziamenti destinati al comparto, secondo Salvatore Amoroso, presidente della cooperativa Copega che conta 24 imbarcazioni di Alghero, Porto Torres, Stintino, Casrtelsardo e Isola Rossa. E per Benedetto Secchi il problema è dei finanziamenti, «tanti ma senza una vera strategia. E poi restano le criticità sulla vetustà delle barche e dei pescatori, senza un ricambio generazionale».  

© Riproduzione riservata

Leggi l’articolo su: L’Unione Sarda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

GIPHY App Key not set. Please check settings

Ritorna la grande comedy ad Alghero

Ozieri, violento scontro frontale fra auto: feriti gravi