+ 12°C
logo ViviSassari

Viaggio nelle storie da dietro le sbarre di San Sebastiano

Home / Notizie

Viaggio nelle storie da dietro le sbarre di San Sebastiano

Date: May 20, 2019
Author: La Nuova Sardegna 45 1 commento

SASSARI. Storie da dietro le sbarre, impressioni, sofferenze, speranze e idee per scoprire cosa rappresenti per i sassaresi il vecchio carcere di San Sebastiano e far entrare la città fra le mura del complesso ottocentesco di via Roma, dismesso dal luglio del 2013. È il programma del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e Architettura dell’Università di Cagliari (Dicaar), che in collaborazione con un’équipe di studiosi francesi dell’Università di Tolosa, ha avviato il progetto “Architetture liberate”, mettendo la ex casa circondariale di Sassari al centro di una Sperimentazione audio-visiva che si concentra sul patrimonio carcerario storico dismesso della Sardegna.

Per tirar fuori l’anima del monumentale edificio a cinque bracci, costruito su tre piano nel 1871, il gruppo di lavoro coordinato da Giovanni Battista Cocco, ricercatore di Progettazione architettonica e urbana presso il Dicaar, vuole coinvolgere direttamente i sassaresi, chiedendo loro di raccontare le loro esperienze dirette e indirette con il carcere di San Sebastiano, cosa abbia rappresentato e ciò che rappresenta adesso, cosa pensino di quell’immenso edificio al centro della città, e come vorrebbero che fosse utilizzato ora che non è più un luogo di pena.

«Ci interessano soprattutto i racconti delle persone», spiega Maurizio Memoli, professore ordinario di Geografia urbana presso il Dicaar, e membro del gruppo di lavoro. «Il nostro obiettivo è far emergere l’enorme patrimonio immateriale, culturale e popolare che il vecchio carcere custodisce e può evocare», precisa. «Le carceri racchiudono un patrimonio ricco di storie, memorie, sofferenze, solidarietà, amicizie, inimicizie per le persone che vi hanno avuto a che fare, nel bene e nel male, e in realtà, per tutti i cittadini che in qualche modo ne hanno una memoria, se non altro legata ai fatti, ai racconti, alle leggende che vi aleggiano». Un’équipe di studiosi di architettura e di videomaker francesi ha già visitato nei giorni scorsi l’ex prigione di San Sebastiano raccogliendo video e immagini della struttura. Materiale documentale che sarà utilizzato per la pubblicazione finale del lavoro.

Prima però il progetto “Architetture liberate” ha bisogno dell’aiuto e dei sassaresi, con i loro ricordi e le loro idee su quell’ingombrante presenza monumentale al centro della città. Per raccogliere le storie e le impressioni dei sassaresi sul carcere di San Sebastiano l’invito è quello di partecipare a un breve questionario pubblicato su internet all’indirizzo: https://form.responster.com/IuZrSj. Collegandosi a questa pagina si può rispondere a sei domande: che tipo di conoscenza hai del carcere di San Sebastiano? Quale concetto associ al carcere? Raccontaci qualcosa di più sul carcere, piccoli racconti, esperienze, ricordi; quale aggettivo associ all’edificio del carcere; spiegaci al tua scelta; cosa ti piacerebbe diventasse. Il materiale raccolto tramite il questionario sarà la linfa del progetto del Dicaar. I risultati saranno contenuti in una pubblicazione scientifica che approfondirà gli aspetti sulle architetture detentive dismesse nel contesto regionale, attraverso studi teorici e produzioni video-digitali. A conclusione della ricerca i risultati dello studio saranno presentati in sede di conferenza pubblica. Tutto questo per arrivare a definire il contesto urbano, architetturale

e popolare di edifici quali sono quelli delle ex carceri dismesse, e quale ruolo possano ancora svolgere per la cultura, l’identità e la memoria dei luoghi e delle popolazioni che li hanno ospitati prima come luoghi di punizione, giustizia e sofferenza, e ora come monumenti.


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/03/11/news/viaggio-nelle-storie-da-dietro-le-sbarre-di-san-sebastiano-1.17783786

1 commento:
    • bruna palmas

      bellissima iniziativa. Ho lavorato all’interno del braccio femminile negli anni 80,sarebbe bello rivederlo in un’altra veste.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

X