SASSARI. Ha urlato «Allah Akbar» (Allah è il più grande), distruggendo la camera di detenzione, allagando l’intera sezione e lanciando dei pezzi di termosifone che hanno colpito gli agenti penitenziari intervenuti per calmare gli animi. Il detenuto, rinchiuso nel carcere sassarese di Bancali, si è poi barricato nella propria cella, ma gli agenti sono riusciti a bloccarlo, prima che la situazione degenerasse.

Lo denuncia la Fp-Cgil Polizia Penitenziaria, secondo la quale «gli eventi critici si verificano con sconcertante periodicità».

«È una vergogna che vi siano detenuti che credono di fare nelle carceri italiane quello che vogliono – tuona il sindacato – non vogliamo creare allarmismi o strumentalizzare quest’ultimi episodi, ma è del tutto evidente che la frequenza con la quale si registrano eventi critici all’interno delle carceri impone di suggerire ai vertici dell’amministrazione un cambio di rotta e soluzioni immediate a tutela degli operatori che vi prestano servizio».

Il carcere di Bancali è uno degli istituti dove è presente una sezione di AS2 con detenuti accusati di far parte di organizzazioni terroristiche internazionali. La sezione è nata nel 2015 a partire dalle indagini che hanno portato all’arresto di sette uomini di nazionalità pakistana, residenti a Olbia, accusati di far parte della rete di Al Queada e, tra le altre cose, di aver organizzato un attentato in Pakistan.

La competenza del processo è del tribunale di Sassari e le udienze si svolgono all’interno del carcere sassarese in un’aula predisposta ad hoc.

A partire da questa prima presenza, sono stati trasferiti a Bancali altri detenuti con accuse di terrorismo internazionale di matrice islamica.

Una sezione che, tra l’altro, come denunciato un anno fa dall’associazione Antigone dopo una loro visita, presenta diverse criticità.

Una sarebbe – secondo i membri dell’associazione autorizzata dal Ministero della Giustizia a visitare i quasi 200 Istituti penitenziari italiani – sarebbe la debole preparazione professionale nella materia specifica e le difficoltà di gestione che derivano dalle necessità organizzative della sezione

AS, in un carcere che già lamentava i problemi nella gestione della sezione 41bis con un organico effettivo sottodimensionato. Tra il personale di Bancali, ad esempio secondo Antigone, non ci sarebbe nessuno che capisca l’arabo o che abbia conoscenze sufficienti delle culture islamiche.

fonte: La Nuova Sardegna