SASSARI. La richiesta non è da poco: riportare la legge urbanistica in Consiglio regionale e approvarla. Il tempo a disposizione invece sì, è poco: quattro mesi, giorno più giorno meno, per fare quello che non si è stati capaci di fare in trent’anni. Ma c’è anche un altro problema: trovare i numeri tra i banchi del consiglio per garantire i voti necessari all’approvazione. Un’impresa, insomma.

Eppure è questo il messaggio partito dal dibattito organizzato nelle redazione centrale della Nuova Sardegna che ha ospitato i rappresentanti dei lavoratori e dei Comuni, quelli degli industriali e del settore edile. Una buona fetta della società civile, una rappresentanza del pensiero dei sardi che chiede alla politica di ritornare sui propri passi e di assumersi la responsabilità di scegliere e di trovare il coraggio di mettere da parte le ideologie.

Il dibattito. Il direttore della Nuova Sardegna, Antonio Di Rosa, ha moderato gli interventi dei sindacalisti Michele Carrus (Cgil), Gavino Carta (Cisl) e Francesca Ticca, dei rappresentanti di Federalberghi Paolo Manca e Stefano Visconti, del presidente dell’Anci, Emiliano Deiana, di quello dell’Ance, Pier Paolo Tilocca e dei rappresentanti di Confindustria, Alberto Scanu e Maurizio De Pascale. La discussione è partita dall’analisi delle ricadute generate dall’ennesimo rinvio.

«La legge non ci piaceva, ma era una base da cui ripartire durante la prossima legislatura – spiega Alberto Scanu –. Ripartire da zero sarebbe un problema». «È fondamentale per il settore turistico – dice Gavino Carta –, per combattere lo spopolamento, per la pianificazione delle bonifiche dei siti inquinati e per il rilancio delle attività industriali». «Significherebbe continuare a fare quello che abbiamo fatto negli ultimi 30 – spiega Pier Paolo Tilocca – durante i quali abbiamo perso 30mila addetti del settore edile. Anche durante gli incontri pubblici mi è sembrato che tutti i cittadini chiedessero lo sviluppo».

«Non era la legge migliore, non ci piaceva fino in fondo ma serve uno strumento per programmare lo sviluppo turistico – aggiunge Paolo Manca –. Un territorio allo stato brado produce solo disordine e distorsioni». Più complicata, per una questione di rappresentanza, la posizione dell’Anci: «I sindaci hanno idee diverse – dice Emiliano Deiana –. Credo che una legge urbanistica sia necessaria, purché tenga conto dei comuni dell’interno e dello spopolamento. Serve uno strumento che prevede la programmazione negli ambiti territoriali. Serve coraggio e servono novità. Ad esempio, noi proponiamo i piani urbanistici estesi alle Unioni dei comuni».

«Abbiamo bisogno di regole che governino lo sviluppo – attacca Francesca Ticca –. Nessuna amministrazione ha mai resistito all’approvazione della legge urbanistica. Le ultime sono cadute proprio su questo punto. Allora serve uno sforzo per superare le ideologie. Non approvare la legge significherebbe rimandare di anni percorsi urgentissimi». «Quella urbanistica è una legge sociale che deve sfuggire alla politica – sostiene Maurizio De Pascale –. Deve essere una norma per i sardi, non per la Sardegna. Non derubrichiamo la legge al solo turismo e ai 300 metri dal mare. Ma se diciamo che il turismo è l’arma della Sardegna, allora dobbiamo permettere agli operatori di stare sul mercato». «È una legge perfettibile – spiega Stefano Visconti –. Non credo che possa cambiare qualcosa ma se fosse io sarei favorevole alla caduta del totem dell’inedificabilità nella fascia dei 300 metri, perché la Sardegna non è tutta uguale».

La ripartenza. A questo punto è importante tracciare una linea da cui ripartire, comunque vada a finire la travagliata gestazione delle legge urbanistica regionale. «Troppa attenzione alla fascia di rispetto – sostiene Pier Paolo Tilocca –. Non è importante dove si costruisce ma come. Comunque noi chiediamo che la legge ritorni in consiglio perché la politica si assuma le sue responsabilità e per sapere a chi dare le colpe quando a febbraio ritorneremo al voto». «L’emendamento proposto dell’Anci è ottimo – attacca Alberto Scanu –, anche le periferie devono poter programmare il futuro a patto che non si ripetano gli errori che abbiamo visto quando sono stati approvati i piani di utilizzo dei litorali». «Bisognava avere il coraggio di andare fino in fono con la legge all’inizio delle legislatura – aggiunge Gavino Carta – ma adesso dobbiamo sperare che la pianificazione metta al centro il bene comune e non le logiche elettorali». «Serve una legge che semplifichi i procedimenti, in Sardegna abbiamo solo 50 Puc approvati – aggiunge Emiliano Deiana –. E serve una legge tenga conto della diversità territoriale, perché la Gallura non è uguale alla Marmilla».

«Riavvolgere la pellicola può essere molto pericoloso – dice Francesca Ticca –. E se oltre 300 comuni sardi non hanno il Puc approvato mi sembra chiaro che ci siano problemi. Noi chiediamo che questa legislatura approvi la legge». «Non possiamo continuare ad aspettare – attacca Paolo Manca –. E deve cessare anche il discorso delle colate di cemento, distruggere i beni ambientali è un danno anche per gli operatori». «In Sardegna ci sono 195mila aziende e tutte vogliono una legge urbanistica – spiega Maurizio De Pascale –. È fondamentale procedere perché dopo tutti questi fallimenti è probabile che i prossimi eletti nemmeno provino a farla».

«Le destinazioni turistiche che ci contendono il mercato offrono un prodotto moderno che noi

non abbiamo perché sono le strutture sono le stesse dagli anni 80 – conclude Stefano Visconti –, nel Nord Ovest avevamo 16mila posti letto nel 1985 e sono rimasti 16mila fino a oggi». Il messaggio è chiaro: la legge serve e serve subito. Sarà difficile ma la richiesta è chiara.
 

fonte: La Nuova Sardegna