SASSARI. «Fino a qualche anno fa la sera stavamo seduti qua fuori fino a tardi, ci si conosceva tutti nel quartiere e le grida che si sentivano ogni tanto erano di qualche mamma o di qualche nonna che richiamava l’attenzione dei bambini che giocavano in mezzo alla strada: mi la moto. Ora è tutto cambiato, la notte le grida che si sentono sono molto spesso richieste d’aiuto prima del suono delle sirene».

Giovanna, poco più di 50 anni e una vita trascorsa interamente al centro storico, tra via San Donato e via Frigaglia, parla con rimpianto di una Sassari che non esiste praticamente più. «La sera qui in via San Donato le cose vanno un po’ diversamente dal passato» racconta la residente del centro con accanto Achille, un fedele boxer che mette sicurezza a chi lo tiene al guinzaglio.

«Ho vissuto qui per 25 anni – spiega davanti alla casetta a un piano in cui ora vive la figlia – e mi rendo conto che ora è tutto cambiato. La maggior parte dei sassaresi – spiega la donna – ha lasciato il quartiere e molte delle abitazioni sono state affittate a cittadini stranieri. Non abbiamo niente contro di loro – aggiunge – ma io mi chiedo come mai a noi per affittarci un appartamento chiedono la busta paga e a loro danno la possibilità di stare a decine dentro case di pochi metri quadri».

A pochi metri da qui, dove la strada si restringe e la penombra costante regala un supplemento di privacy a chi ha qualcosa da nascondere, c’è un circolo gestito da cittadini nigeriani. «Io non vivo qui, ma da quello che ho sentito – racconta Giovanna – dentro e fuori dal locale succede di tutto. Non capisco come mai sia ancora aperto».

E poco più avanti sulla destra c’è anche la scuola di San Donato che con le sue iniziative si è fatta testimone di innovative forme di accoglienza, integrazione e multiculturalità.

Un anno fa, proprio in questi giorni, il quartiere – grazie alla scuola – si era trasformato in un grande set a cielo aperto. Le riprese di un film, composto di tre episodi, per un paio di mesi avevano coinvolto l’intero rione che attraverso lo sguardo della macchina da presa aveva avuto la possibilità di raccontarsi e confrontarsi proprio su problemi e dinamiche di accoglienza e integrazione che tra i vicoli di quest’angolo di città sono all’ordine del giorno.

«La scuola fa tantissimo – spiega Giovanna – se è vero che la sera c’è il coprifuoco, le mattine e i pomeriggi se i bambini sassaresi e quelli stranieri di tutte le nazionalità che vivono in questo quartiere giocano insieme è soprattutto merito delle insegnanti e della dirigente. Del resto i bambini sono bambini – aggiunge la donna – e le mamme sono mamme da qualsiasi parte del mondo vengano. Il problema di questo quartiere non può essere attribuito alla presenza di troppi stranieri – continua Giovanna – qui la delinquenza non ha colore. La verità è che in questa zona si concentra una grande quantità di spacciatori sia bianchi che neri – aggiunge – e di conseguenza prima o poi ci scappa la rissa come è successo lunedì sera. La cosa preoccupante di cui si stanno lamentando ultimamente i residenti della zona è che le forze dell’ordine bisogna chiamarle più volte perché arrivino qui in centro. Lunedì sera – continua Giovanna – so che la gente era terrorizzata. Prima dell’arrivo della polizia si sentivano richieste d’aiuto, ma non tutti hanno avuto il coraggio di uscire dalle case a quell’ora di notte».

Il dito dei residenti da queste parti è puntato soprattutto contro la decina di circoli che aprono come funghi.

«Io e mio marito – racconta una residente della parte bassa del Corso – siamo costretti a guardare la tv con le cuffie nelle orecchie e nonostante

questo le grida e il rumore di vetri infranti che provengono dalla strada è impressionante. Qui stanno chiudendo tutti i negozi – conclude la donna – ma ogni mese apre un circolo nuovo. Ma saranno tutti in regola? C’è qualcuno che li controlla?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

fonte: La Nuova Sardegna