SASSARI. Sessantasei comuni, 57mila imprese, 500mila abitanti, 1500 operatori del trasporto su gomma, due aeroporti che fanno registrare insieme quasi 4 milioni di passeggeri. E ancora porto, università, camera di commercio, corte d’appello, hub sanitario di primo livello, prefettura, distretti industriali e parchi nazionali. È infinita la lista di motivi per cui il nord ovest dell’Isola potrebbe legittimamente aspirare al rango di Città metropolitana “diffusa”. Il problema non è tanto, o almeno non solo, economico. La legge di riordino e infatti già prevede che la Regione pareggi i fondi che Cagliari riceve come città metropolitana e li destini ai progetti della rete metropolitana di Sassari. Ed effettivamente con la progettazione integrata nel capo di sopra dell’Isola sono in arrivo oltre 70 milioni.

I problemi sono soprattutto gestionali. La rete metropolitana infatti è una scatola vuota, che si regge solo con il lavoro dell’assemblea dei sindaci che poi scaricano le “schede progettuali” da compilare sulle strutture dei loro Comuni, già allo stremo delle forze per il turnover bloccato e le casse vuote. Cagliari invece ha potuto assorbire nella città metropolitana parte del personale della vecchia provincia. E metterlo a lavorare.

C’è poi il problema dell’accesso diretto ai bandi dedicati alle città metropolitane, a cui il Sassarese non può partecipare,

costretto sempre a passare da mamma Regione. Gli ostacoli messi in piedi nel 2016 non hanno mai convinto. E l’assalto alla diligenza da parte dei territori è ripartito. Sassari lo guida, non chiedendo di tornare al passato, ma di poter fare un altro, decisivo, passo avanti. (g.bua)

fonte: La Nuova Sardegna