Una giornata da dimenticare per la Torres, che tra le mura amiche del capoluogo sassarese ha ceduto il passo alla Sambenedettese, lasciando l’amaro in bocca ai tifosi rossoblù. La prestazione corale ha evidenziato diverse lacune, rendendo la sconfitta un esito quasi inevitabile.
La retroguardia è apparsa vulnerabile: il portiere Zaccagno si è ritrovato spesso solo a fronteggiare gli assalti avversari, mentre Fabriani e Mercadante hanno mostrato difficoltà nelle chiusure e nei contrasti decisivi. Anche Antonelli, pur lottando, è stato trovato fuori posizione in momenti chiave, contribuendo a un senso generale di precarietà difensiva.
Il centrocampo non è riuscito a fare da filtro né a innescare azioni pericolose. Zecca è sembrato lontano dalla sua forma migliore, sostituito dopo poco, e Brentan ha continuato a mostrare un preoccupante regresso, sia in fase difensiva che nella gestione del pallone. In attacco, Musso e Starita hanno peccato in lucidità e precisione, mentre Di Stefano, pur con qualche spunto nel dribbling, ha trascurato i compiti difensivi.
L’unica nota positiva, seppur isolata, è arrivata da Sala, che ha profuso il massimo impegno. Gli ingressi dalla panchina non sono riusciti a invertire la rotta; Diakite ha fallito un’occasione d’oro, e Carboni e Lunghi non hanno lasciato un segno significativo. Un segnale chiaro per la Torres di Sassari: serve una profonda riflessione per ritrovare la strada e reagire prontamente.
Fonte originale e approfondimento: Lanuovasardegna



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