Sassari – Allo stadio soffre e qualche volta non resiste sino alla fine. Soprattutto in trasferta. Pierluigi Pinna è il patron della Torres, società che gestisce da quattro stagioni insieme ad altri soci. Da quando il suo gruppo ha rilevato il club di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Il merito più grande, se si guarda oltre i risultati sportivi, è quello di aver dato solidità ad un patrimonio della città che per anni è stato in mezzo alla burrasca, sull’orlo del baratro, col rischio di precipitare senza possibilità di rialzarsi.
Ora la Torres ha credibilità, un progetto che poggia su basi solide, lungimirante e sostenibile. Il nome Torres è una garanzia, una credibilità guadagnata con i fatti e non con le parole. Ma c’è un aspetto che forse in molti considerano un dettaglio: Pinna e i suoi soci, sono dei tifosi veri, hanno nel cuore la squadra. Ma a differenza di altri dirigenti che è meglio dimenticare, non fanno promesse che sanno di non poter mantenere. È questa la traduzione letterale della parola progetto sostenibile.
Dopo quattro anni la passione è sempre la stessa, oppure è cambiato qualcosa? «Certo, anzi è cresciuta. Sono stati quattro intensi. La promozione in C, la salvezza e due playoff. Non posso negare che la delusione per le sconfitte negli spareggi c’è stata ed è durata un po’.
Lo scorso campionato in particolare. «Non abbiamo chiuso nel migliore dei modi e su questo c’è poco da discutere. Sono stati giorni difficili, però con i soci e i collaboratori più stretti abbiamo preso la palla al balzo per ripartire con lo stesso spirito costruttivo di quando abbiamo cominciato questa bellissima avventura».
Con quale progetto? «Ci siamo guardati negli occhi, confrontati e capito che bisognava rinnovarsi per dare un futuro all’azienda Torres. Azienda lo è a tutti gli effetti e come tale va gestita. Vanno ringraziati tutti i protagonisti delle passate stagioni, ai quali restiamo legati ma poi è necessario voltare pagina».
Intanto avete ringiovanito la squadra. «Avevamo una rosa tra le più vecchie della serie C. Adesso l’età media è 24 anni. Per dare vita ai progetti serve linfa nuova, idee, prendersi anche dei rischi sportivi e imprenditoriali. Solo seguendo questa strada si può crescere e fare cose importanti».
In Lega Pro siete un club stimato, avete uno dei migliori indici di liquidità. «Una novità introdotta per testare la sostenibilità delle squadre. Se sei sotto il parametro 0,8 le garanzie per l’iscrizione al campionato diventavano più importanti e la somma da pagare sale e di molto. Noi Siamo sopra lo 0,15 questo significa che il progetto è sostenibile».
Che cosa ne pensa della riforma- Zola? «Un altro parametro importante che premia l’utilizzo dei giovani. E la premialità aumenta se i ragazzi provengono dal nostro settore giovanile. Io sogno di vedere un domani tanti giocatori sardi che indossano la maglia rossoblù».
Sul settore giovanile che tipo di investimenti state facendo? «Abbiamo cinque squadre nazionali di cui due non sono obbligatorie ma noi ci crediamo. Il sogno è che un ragazzo del nostro territorio possa diventare un professionista del pallone. La nostra scuola calcio ha tanti bambini e abbiamo affidato la responsabilità del vivaio a persone competenti. Abbiamo collaborazioni col Latte Dolce e con altre società con le quali c’è un forte legame. Se queste hanno un ragazzo promettente la prima scelta deve essere la Torres».
La nuova Torres parte con quale obiettivo? «Non mi piace fare previsioni. Anche perché nello sport i pronostici spesso non vengono rispettati. La squadra è cambiata, ma resta la voglia di giocarcela con tutti a testa alta. Obiettivi? Aver dato dignità al nostro progetto, garantire serietà e far divertire i tifosi. Penso che finora lo abbiamo fatto».
Della serie vediamo ciò che succede sul campo? «Nello sport non sempre vince chi spende di più. Contano le idee, la razionalità delle scelte che noi abbiamo fatto tutti insieme. Il presidente Stefano Udassi e il direttore sportivo Andrea Colombino e il supporto di Footurelab sono preziosi. Non è stato un caso quando per fare il presidente abbiamo scelto un uomo di calcio».
Come è nata, invece, la scelta di affidare la panchina a Michele Pazienza? «Abbiamo selezionato diversi profili, tanti gli allenatori contattati, con i quali abbiamo fatto delle chiacchierate. Abbiamo scelto chi era in linea con il nostro progetto e non aveva paura del rinnovamento. Il mister ha detto sì con entusiasmo e questa è stata la scintilla che ci ha fatto capire di aver trovato quello che cercavamo».
Il gruppo unito è stata la vostra forza, sarà così anche quest’anno? «Il nostro segreto è quello. Noi non abbiamo il budget più alto del campionato, certi risultati arrivano solo se tutti remano nella stessa direzione. Chi è arrivato ha capito nostra filosofia e sta dimostrando attaccamento».
Si riferisce al concetto dell’identità? «Esatto. Vestire la maglia della Torres deve essere motivo di orgoglio. È più di una squadra, è un pezzo della città. Noi abbiamo l’onore di gestire questo patrimonio».
Dopo quattro anni che idea si è fatto del calcio? «Intanto io e i miei soci siamo partiti dalla serie D a livello manageriale. Mi sono innamorato di questo mondo anche se gli imprenditori scappano dal pallone. Se si lavora in modo intelligente a livello imprenditoriale, cioè facendo scelte sostenibili, anche nel calcio la gestione può essere fatta in modo razionale e brillante».
Il suo sogno qual è? «Un passo alla volta. Credo che abbiamo fatto emozionare la città. È bello sognare ma ricordo a me stesso che questo è un anno di rinnovamento. Vediamo cosa succede. Se pensate che dica voglio la B, dalla mia bocca questa frase non verrà mai pronunciata. Dico, invece, che sono fiducioso sul lavoro e sulle scelte fatte».
In questi anni si è mai pentito di qualcosa? «No. In un mondo così frenetico non c’è il tempo per pentirsi. Errori se ne commettono, nessuno è perfetto. Una scelta sbagliata si corregge».
Ai tifosi che dice? «Di aiutarci, stare vicino alla squadra. Abbiamo lavorato per la certificazione dello stadio che ora può ospitare 6.300 spettatori grazie alla collaborazione col Comune. Sull’impianto abbiamo fatto uno sforzo economico importante. Diversi i progetti in ballo, tanti miglioramenti da fare».
La campagna abbonamenti: come procede? «Ne abbiamo staccati oltre 1.400 ma mancano i dati di ieri. Ancora c’è qualche giorno di tempo per sottoscrivere le tessere e dopo la Coppa Italia l’entusiasmo è cresciuto perché la squadra ha mandato segnali positivi. L’auspicio è eguagliare o migliorare i 1.800 dello scorso anno. Sarebbe un bel traguardo e una dimostrazione di fiducia per noi».
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