SASSARI. Prima in Italia, più veloce e più generosa: mentre a livello nazionale tiene banco l’introduzione del Reddito di cittadinanza e si discute su regole e beneficiari, in Sardegna il diritto alla dignità è realtà da più di due anni. Cambiano il nome – ma solo in parte – e le cifre assegnate, ma la sostanza è la stessa rispetto allo strumento ancora in evoluzione. Il Reis, reddito d’inclusione sociale, nell’isola è legge dall’agosto del 2016 ed è stato declinato dalla pura teoria alla pratica attraverso i 30 milioni di euro inseriti nella legge finanziaria. Assegnati – insieme ad altri 13 milioni di fondi nazionali – a chi vive in condizione di povertà tali da causarne l’esclusione sociale. Sono state circa 21 mila le richieste presentate per un fabbisogno stimato dai Comuni in quasi 67 milioni di euro. Nel 2018, dopo l’esperienza positiva dell’anno scorso, il Reis è stato potenziato: 45 milioni la dotazione finanziaria con l’obiettivo di soddisfare un numero maggiore di richieste e innalzamento della soglia Isee sino a 9mila euro così da allargare la platea di potenziali beneficiari. Il tetto stabilito è più alto rispetto al Rei nazionale (6mila euro) e probabilmente lo sarà anche di quello stabilito nel prossimo Reddito di cittadinanza: se il Movimento 5 stelle vorrebbe infatti garantire indistintamente il sussidio a tutti i disoccupati, la Lega ha imposto il paletto dell’Isee inferiore a 6-8mila euro.

Strumenti a confronto. Il Reis prende forma con un assegno mensile di importo variabile dai 200 ai 540 euro, dipende dal numero di persone che compongono il nucleo familiare. Il single avrà 200 euro, la famiglia composta da 4 o più persone otterrà la cifra massima. Il sussidio, assegnato dalla Regione ai Comuni che poi gestiscono l’erogazione, viene garantito per un periodo compreso tra i 6 e i 9 mesi e può essere ripetuto per due volte. Per ottenerlo è necessario dimostrare di avere un reddito Isee inferiore ai 9mila euro. Soprattutto – ed è questa la vera novità – all’erogazione dell’importo deve corrispondere un impegno preciso da parte di chi lo riceve. Con la sola esclusione delle persone molte anziane e degli invalidi gravi, tutti gli altri devono restituire l’aiuto. Per questo il Reis è stato ribattezzato aggiudu torrau: al centro c’è un patto tra la Regione o il beneficiario, con quest’ultimo che utilizza il sostegno a favore dell’inclusione sociale di se stesso e della sua famiglia. Il Reis non è assistenzialismo fine a se stesso, ma una mano tesa verso gli emarginati, una possibilità per recuperare dignità e ruolo nella società attraverso un progetto, un lavoro, un corso di formazione, un percorso che li aiuti a rimettersi in pista. Anche il Reddito di cittadinanza parte da questi presupposti: il governo giallo verde ha stabilito che 780 euro al mese rappresentano la cifra minima necessaria per garantire dignità a tutti. Ma, ha annunciato il vice premier Di Maio «chi riceverà il sussidio non potrà stare sul divano a poltrire». Al contrario, dovrà impegnarsi a fare lavori di pubblica utilità e che serviranno allo Stato. Le indicazioni sono abbastanza generiche, si sa però che il Reddito di cittadinanza potrà essere erogato per massimo tre anni.

Le differenze. La prima è l’importo: da 200 a 540 euro il Reis, da 780 e 1872 (per famiglie di almeno 6 componenti) il Reddito di cittadinanza. La seconda è la durata: 9 mesi il Reis, 3 anni il nuovo strumento. La terza è la platea stabilita attraverso l’Isee: più allargata quella del Reis, più ristretta – stando alle prime indicazioni – la seconda. In teoria, una fascia di beneficiari del Reis non godrebbe del Reddito di cittadinanza: si tratta di quelli con Isee compreso tra 6mila e 9mila euro. Resta da capire se e come i due strumenti di sostegno si fonderanno: le stime dicono che per garantire il Reddito di cittadinanza serviranno

10 miliardi di euro, di cui 2,5 provenienti dal Rei nazionale e 1,5 dalla Naspi. La Sardegna sta alla finestra in attesa delle novità: il suo Reis, apripista in ambito nazionale, è per ora l’unica certezza per chi da solo non riesce a risollevarsi.

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fonte: La Nuova Sardegna