SASSARI. Quanto pesa la condizione economica della famiglia sul destino di un bambino? Tanto, troppo. In base a uno studio pubblicato ieri da Save The Children sulla povertà educativa, infatti, chi è in condizioni di svantaggio ha meno opportunità educative e quindi, da grande, sarà condannato all’esclusione sociale. Accade in tutta Italia, ma in Sardegna i dati sono da brividi. L’isola è la seconda regione, dopo la Sicilia, per abbandono scolastico. Non solo. Metà degli adolescenti e dei bambini sardi non legge, non fa sport e non ha accesso a internet (1 su 3). Pochissimi, poi, quelli che vanno a teatro (29%), al cinema o a visitare mostre e musei (55%). Per non parlare dei servizi all’infanzia ridottissimi. Una fotografia impietosa quella scattata dal rapporto di Save the Children dal titolo “Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia”.

I dati. Nell’isola quasi 1 ragazzo su 5 non arriva al diploma superiore: il tasso di dispersione è pari al 18% contro il 10% richiesto dagli obiettivi dell’agenda Europa 2020. In pratica gli studenti sardi si parcheggiano a scuola fino a 16 anni, solo per esaurire l’obbligo, e poi se ne vanno. Un disastro, anche perché è solo grazie all’istruzione che i ragazzi meno fortunati possono salvarsi. Ma per raggiungere questo obiettivo le giovani generazioni, oltre a impegnarsi a scuola, devono avere a disposizione spazi pubblici dove svolgere attività sportive, culturali e ricreative che, in Sardegna, non ci sono. Secondo Save the Children nell’isola si fa poco o nulla per colmare le differenze di partenza tra ricchi e poveri. A differenza di altre regioni, come la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia-Romagna, il sistema sardo non riesce a contenere il divario e ad aiutare i ragazzi, anche quelli poveri, a raggiungere alti livelli di apprendimento. Ne è testimonianza il fatto che i 15enni con un background svantaggiato non riescono a raggiungere le competenze minime in lettura, matematica e scienze. È anche per questo che, secondo il rapporto, l’isola è una delle regioni italiane col tasso più basso di ragazzi “resilienti”, quelli che riescono a farcela nonostante le difficili condizioni di partenza. Lo si vede bene dal dato sui Neet, i ragazzi tra i 15 e i 29 anni, che non lavorano, non studiano e non seguono un corso di formazione: la maggior parte di loro proviene da famiglie svantaggiate.

«La resilienza di bambini e adolescenti è penalizzata, anche in Sardegna, dall’abbandono e dal degrado in cui versano tantissimi spazi pubblici che potrebbero fare la differenza ed essere utilizzati dai minori che vivono in contesti svantaggiati per svolgere attività sportive, artistiche e culturali – spiega Valerio Neri, direttore generale di save the Children Italia – Luoghi che per tanti di loro potrebbero rappresentare un’opportunità per riscattarsi, migliorare i risultati scolastici e coltivare sogni e aspirazioni». Per questo Save The Children, in occasione

della campagna “Illuminiamo il futuro” lancia una petizione online per chiedere che tutti gli spazi abbandonati vengano restituiti ai bambini. Tra le iniziative “La corsa delle scope”, il 20 maggio, per ripulire il tratto di costa tra Golfo Aranci e Olbia. (g.z.)
 

fonte: La Nuova Sardegna