SASSARI. Non è solo una sentenza di assoluzione che servirà (se mai fosse necessario) a “riabilitare” tre eccellenti chirurghi, è anche un verdetto che in qualche modo dà finalmente delle risposte ai familiari di Mario Tanda, un uomo di 55 anni morto nel 2011 per le complicanze successive a un intervento per l’asportazione di una cisti di echinococco.

Lo ha spiegato bene il pubblico ministero Paolo Piras nella sua precisa e toccante requisitoria che si è conclusa con la richiesta di assoluzione dei chirurghi Salvatore Denti, Fabrizio Scognamillo e Mario Trignano, quest’ultimo all’epoca responsabile del reparto delle Cliniche San Pietro (i tre erano difesi dagli avvocati Stefano Carboni, Pietro Piras e Antonello Urru). «Perché – ha detto il pm Piras, subentrato nel processo al collega Carlo Scalas, trasferito a Milano – non può esserci giustizia senza chiarezza. E risposte di questo tipo si danno in sei giorni, non in sei anni. Per la famiglia lo choc è stato brutale, violento, perché ha colpito un uomo giovane, attivo, apparentemente sano. Avevano bisogno di risposte e si spera che ciò che è stato detto oggi in quest’aula serva a spiegare cosa è successo e sia utile per l’elaborazione del lutto».

E le “risposte” di cui parla il pm Paolo Piras sono contenute nella sentenza del giudice Giancosimo Mura (motivazioni entro 90 giorni): un’assoluzione perché il fatto non sussiste. Tradotto significa che la morte del paziente fu causata da un fattore eccezionale, contemplato anche dalla letteratura medica in materia. «L’intervento è stato eseguito correttamente nel rispetto delle linee guida internazionali» ha detto il pubblico ministero, confermando quanto già dichiarato in una precedente udienza dal perito Marco Spissu, nominato dal giudice.

Tanda, allevatore di Ozieri, il 24 ottobre del 2011 era stato ricoverato nell’unità di Patologia chirurgica delle Cliniche per l’asportazione di una cisti di echinococco di dieci centimetri vicina al fegato. In sala operatoria quel giorno c’erano Denti, primo chirurgo, e il suo aiuto Scognamillo. L’intervento all’inizio andò bene, furono le complicanze dovute a un’emorragia a rilevarsi devastanti: i chirurghi riuscirono a bloccare il sanguinamento in sala operatoria ma il paziente morì otto giorni dopo in Rianimazione.

I familiari si erano costituiti parte civile con l’avvocato Antonio Secci. Il consulente dell’accusa – la dottoressa Rita Celli – stabilì che «quella cisti non doveva essere asportata radicalmente ma solo parzialmente decapitata». Ma durante il dibattimento è emerso che l’unica via da percorrere era invece la rimozione. «L’aspirazione sarebbe stata molto rischiosa – ha spiegato il pm – perché all’interno della cisti c’erano le cosiddette “cisti figlie” che avrebbero potuto diffondersi creando danni irreparabili». Purtroppo è subentrata l’emorragia, da attribuirsi a una vena usurata, debole, “stressata” all’interno del vaso che conteneva la cisti. I chirurghi bloccarono il sanguinamento ma dopo 8 giorni il paziente morì.

Il giudice ha anche assolto Maria Francesca Sardu, dirigente sanitaria

e moglie di Denti, accusata di falso ideologico relativamente alla certificazione della casistica operatoria del marito nell’ospedale di Ozieri dal 1989 al 2005. La busta che conteneva quei documenti era perfettamente chiusa e quindi mai la Sardu avrebbe potuto falsificare dati o numeri.

fonte: La Nuova Sardegna