SASSARI. L’intervento doveva essere eseguito con urgenza, per quel paziente i tempi erano strettissimi e, se rispettati, avrebbero forse potuto salvargli la vita.

È stato notificato a undici medici della Chirurgia vascolare dell’Aou di Sassari l’avviso di chiusura delle indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo aperta dalla magistratura dopo la morte del pensionato di 73 anni Carlo Dessole.

L’uomo era stato ricoverato il 5 marzo e i figli all’epoca avevano sostenuto che il primo intervento fosse stato programmato per l’8. Calendarizzazione non confermata dalla Aou che aveva spiegato come prima del 13 fosse impossibile operare per mancanza di stent. L’11 marzo era successo l’imprevisto: il paziente, il cui intervento era stato fissato in elezione (senza pericolo di vita) per il 13 marzo, si era aggravato improvvisamente tanto che alle 20.20 di quel giorno era in pieno aneurisma. Dessole era finito in sala operatoria dopo la mezzanotte, quattro ore dopo la rottura dell’aorta, quando l’emorragia era irrefrenabile. Era rimasto sotto i ferri sino alle 3 del mattino e poi era stato rioperato alle 10. Da quel momento non aveva mai ripreso conoscenza, ed era morto in Rianimazione il 14 marzo alle 11.

In questa parentesi temporale che va dal primo ricovero sino al decesso, ci sarebbero una serie di passaggi che non hanno mai convinto i figli di Dessole. Ed è questo il motivo per cui si sono rivolti agli avvocati Mario Pittalis e Andrea Russo e hanno presentato una denuncia in Procura. «Mio padre è arrivato al Pronto soccorso con le sue gambe e guidando la sua auto – aveva raccontato il figlio – e con una Tac fatta in uno studio di radiologia che già evidenziava il rischio di un aneurisma». E infatti i medici, visto il quadro clinico, avevano chiesto l’immediato ricovero nel reparto di Chirurgia vascolare. Quel che è successo dopo, secondo la Procura, è una condotta «in contrasto con le linee guida della Società italiana di Chirurgia vascolare e le buone prassi clinico assistenziali».

A finire sotto inchiesta è stato tutto lo staff del reparto delle Cliniche (dal primario agli specializzandi) e in particolare Gianfranco Fadda, 53 anni, di Nuoro, Franco Piredda, 48 anni, di Sassari, Maria Antonietta Casu, 53, di Sassari, Antonio Pinna, 37, di Ossi, Eugenio Martelli, 50, di Palermo ma residente a Sassari, Vincenzo Catanese, 29 anni, di Milano, Salvatora Dettori, 37 anni, di Ittiri, Anastasia Gabriella Tucconi, 42 anni, di Sassari, Roberto Mancino, di 47, originario di Salerno ma residente a Sassari, Pier Luigi Tilocca, 40 anni, di Sassari, e Sandro Ciccarello, 42, di Sassari. I medici sono assistiti dagli avvocati Guido Da Tome, Carlo Pinna Parpaglia, Salvatore Porcu, Amedeo Mandras, Roberto Pessei, Gabriele Satta, Sebastiano Chironi, Ivano Iai, Filippo Orecchioni e Luigi Esposito. Tutti gli indagati sono accusati in concorso di «non aver proceduto in urgenza all’intervento endovascolare di impianto di nuova protesi e di aver programmato l’intervento in elezione senza sistema di sorveglianza e di gestione dell’evoluzione del quadro verso il cedimento della parete aortica e iliaca». Così scrivono i pm Angioni e Piras nella chiusura delle indagini che aggiungono che Fadda, Piredda, Casu e Pinna «non procededettero a laparotomia in tempi

strettissimi, ma solo dopo oltre tre ore dal momento in cui il paziente presentava un intenso dolore lombare sinistro irradiato all’arto inferiore omolaterale, ipotensione arteriosa e sudorazione profusa». Tutti comportamenti che, secondo la magistratura, causarono la morte di Dessole.

fonte: La Nuova Sardegna