SASSARI. La fontana di Rosello può candidarsi a entrare nel Guinness dei primati. Non per la sua bellezza architettonica o per la sua valenza storica e culturale. Il record di cui può fregiarsi il monumento seicentesco, diventato simbolo di Sassari, è l’attesa: ha dovuto aspettare 68 anni e mezzo per vedersi riconoscere dal ministero per i Beni e le attività culturali lo status di “luogo di notevole interesse pubblico”. Il decreto del Ministero, rilasciato dalla Commissione regionale per il Patrimonio culturale della Sardegna, è arrivato il 30 luglio 2018.

La proposta di dichiarare di “notevole interesse pubblico” la fontana di Rosello e la zona su cui sorge è del 20 gennaio 1950. A inoltrarla, a metà del secolo scorso, fu la Commissione provinciale per le Bellezze naturali della provincia di Sassari, di cui facevano parte figure diventate storiche nella vita del capoluogo e della Sardegna. La commissione era presieduta da Filippo Figari, il celebre pittore cui è intitolato il liceo artistico di Sassari, che aveva al suo fianco come vicepresidente lo storico dell’arte Raffaele Delogu, poi l’artista sassarese Eugenio Tavolara, cui la città ha intitolato il padiglione dell’Artigianato, il pittore e incisore Stanis Dessì, la professoressa Iria Azzena e l’allora sindaco di Sassari, Oreste Pieroni.

Alla riunione del 20 gennaio 1950, come si legge in una copia digitale del verbale originale, erano assenti “ingiustificati” il presidente Figari e il sindaco Pieroni. A presiedere la seduta fu il vicepresidente Delogu, all’epoca soprintendente ai monumenti e gallerie della Sardegna, i lavori si aprirono alle 18 nel Palazzo della Provincia, e si chiusero alle 20. Nel nutrito ordine del giorno era compresa anche la Fontana di Rosello: «Considerato che la località nella quale sorge la storica fontana seicentesca detta del Rosello ha un aspetto caratteristico di significato al contempo estetico e tradizionale – si legge ancora nel verbale dei lavori – la commissione unanime delibera di vincolare tale zona e cioè i terreni e l’aspetto esterno dei fabbricati prospicienti e limitrofi a detta fonte per l’area specificata nella mappa che forma parte integrante del presente verbale».

Una proposta rimasta sepolta nella polvere e nei cassetti degli uffici ministeriali per quasi settanta anni. Fino all’aprile scorso, quando a capo della Commissione regionale per il patrimonio culturale della Sardegna è stata nominata la dirigente Patricia Olivo, che ha deciso di disseppellire le pratiche finite nell’oblio.

Fonti della Commissione spiegano che in Sardegna siamo tutto sommato fortunati, perché le pratiche arrivate agli “anta” si contano sulle dita di una mano, e sono state tutte rispolverate e risolte. In altre regioni ce ne sono decine che risalgono al secolo scorso. Non senza imbarazzo la commissione regionale ha quindi analizzato la proposta del 1950, ha chiesto e ottenuto una relazione alla Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, e ha quindi riconosciuto ancora valide le motivazioni di sessantotto anni fa: la zona della Fontana di Rosello è quindi riconosciuta come area di notevole interesse pubblico e sono confermati i vincoli paesaggisti, peraltro mai profanati in tutto questo tempo.
 

fonte: La Nuova Sardegna