ALGHERO. Sdraio e ombrelloni sistemati tra i cumuli alti quasi due metri, nella spiaggia di San Giovanni, da anni centro di stoccaggio della posidonia spiaggiata. Domenica di relax in riva al mare per gli operatori del comparto balneare di Alghero, che ieri hanno inscenato una clamorosa protesta in mezzo alle montagne di posidonia per tenere accesi i riflettori su uno dei temi che caratterizzerà la campagna elettorale per le amministrative della prossima primavera: la liberazione di Alghero da quello spettacolo che, al netto di colpe e colpevoli, è un pessimo biglietto da visita per una località turistica. Norme alla mano, ogni anno la posidonia viene rimossa in estate, per favorire la fruizione turistica del litorale e consentire agli operatori balneari di lavorare, e viene riposizionata lungo la spiaggia di Alghero in autunno, perché sul piano ambientale è considerata necessaria, a protezione dell’arenile dai fenomeni erosivi. La discussione eterna sulle responsabilità del passato e del presente, della politica o dei tecnici, dell’allora giunta comunale o di quella attuale, delle imprese che si sono succedute nella spiaggia trasformata in cantiere ed eventualmente dei balneari non finirà mai. Roba da capogiro, una specie di telefono senza fili che finisce per far arrivare fuori da Alghero un messaggio completamente distorto. Allora tanto vale lasciare gli algheresi alle loro sorde discussioni pre-elettorali ed andare al cuore della questione: c’è una legge che impone questa operazione che i balneari ritengono insensata e dannosa per tre semplicissimi motivi. Il primo. «La posidonia che ogni inverno si deposita naturalmente sul litorale di Alghero basta e avanza per proteggerla dall’erosione», dicono i diretti interessati, che ormai si sono fatti una cultura quasi accademica sull’argomento. Il secondo. «Ogni estate rimuoviamo a nostre spese quantità di posidonia sempre crescenti, e i costi diventano insostenibili, tanto più che non si tratta di un rifiuto di nostra proprietà e non capiamo proprio perché dobbiamo pagare noi per un problema che riguarda tutti», sottolineano. Il terzo. «Pagare per rimuovere la posidonia e vedere che qualche mese dopo le casse pubbliche sostengono il riposizionamento di alghe miste a rifiuti plastici è inaccettabile, così come è assurdo sentir parlare di riutilizzo nelle campagne di quel veleno stracolmo di microplastiche». Concetti elementari, espressi durante la manifestazione di ieri, dove nel mirino è finito soprattutto l’assessore comunale dell’Ambiente, Raniero Selva, destinatario di un enorme striscione che fa bella mostra di sé su una delle montagne di posidonia, ben visibile da tutta la rambla di via Garibaldi. «Voglio andare ad Alghero senza le alghe di Raniero», è la parodia di un noto adagio che la cantante Giuni Russo dedicò alla città catalana nel 1986. «L’assassino torna sempre sul luogo del delitto», è la replica che Raniero Selva rivolge ai rappresentanti di centrodestra che ieri mattina hanno partecipato alla manifestazione del centrodestra. Un messaggio fatto partire a distanza di pochi minuti e di poche centinaia di metri. Scortato dai suoi fedelissimi, accompagnato dai tecnici del settore Ambiente, scuro in volto e per niente disposto a incassare l’affondo di natura politica, l’assessore ieri mattina ha partecipato alla conferenza stampa convocata dal sindaco Mario Bruno per ribadire anche insieme all’assessora del Turismo un concetto molto semplice. «Loro sono quelli che hanno sporcato San Giovanni, noi siamo quelli che puliranno quella spiaggia», dice il sindaco. «La giunta Tedde ha deciso di stoccare lì la posidonia e noi la toglieremo, male andando la porteremo in discarica», dice Bruno. È quel che chiedono i balneari, anche con la raccolta firme, cui peraltro Bruno annuncia pieno sostegno. «Raccoglieremo le firme anche noi e siamo al fianco dei balneari», annuncia. Prima di arrendersi all’idea di buttare la posidonia nelle discariche per i rifiuti speciali, con tutto ciò che ne deriva in termini di costi, il Comune aspetta l’ok dell’assessorato

regionale alla classificazione della posidonia come sottoprodotto. Questo ne favorirebbe l’utilizzo in agricoltura e in altri settori produttivi. Perché una cosa è certa: i 12mila metri cubi di posidonia stoccati quest’anno non possono essere di nuovo spalmati lungo la spiaggia.

fonte: La Nuova Sardegna