SASSARI. In questi giorni, nelle vie attorno a via Gennargentu e nel quartiere di Sant’Orsola 2 e Latte Dolce, sono germogliati degli insoliti cumuli di immondizia. Infatti il 29 settembre l’amministrazione comunale ha provveduto a rimuovere i cassonetti della differenziata e da ieri ha attivato il nuovo servizio di porta a porta.

Purtroppo numerosi residenti ignoravano totalmente questa rivoluzione: sono andati con le buste in mano convinti di trovare la solita batteria di cassonetti, e invece i contenitori erano spariti dall’intero quartiere. Qualcuno ha riportato le buste a casa, qualcun altro, con meno senso civico, ha optato per depositare l’immondizia sul marciapiede.

Eppure la campagna di comunicazione da parte di Palazzo Ducale era stata avviata sin da giugno, e ultimamente erano stati avviati degli incontri sia con i residenti ma soprattutto con i singoli capicondomini.

Evidentemente l’attività di informazione non è andata a buon fine, perché il cambiamento delle regole ha spiazzato una larga fetta di residenti. Molti hanno chiamato lo stesso Comune per chiedere chiarimenti, altri hanno appreso le novità dal passaparola. Però il disorientamento era ben percepibile.

E i disagi sono solo all’inizio, dal momento che il ritiro porta a porta è appena cominciato, ma una percentuale non trascurabile di utenti non è affatto preparata, e le tracce sui marciapiedi la dicono lunga. Non si sono premuniti di ritirare i contenitori adatti, non conoscono il calendario dei ritiri, e dovranno mettersi al passo in tutta fretta.

Sulla questione è intervenuto il consigliere del gruppo misto di minoranza Giancarlo Carta: «Una simile rivoluzione che coinvolge le abitudini quotidiane di migliaia di residenti non andrebbe affrontata con una tale superficialità – attacca il consigliere Carta – non si può ridurre tutto a una chiacchierata

con i capicondomino e a un paio di incontri. La comunicazione va pianificata decisamente in maniera più capillare ed efficace. Non c’è niente sul sito internet del Comune di Sassari, non ci sono manifesti negli ingressi dei palazzi, non ci sono avvisi per strada». (lu.so.)

fonte: La Nuova Sardegna