SASSARI. Sassari e Parma gemellate per un giorno e rappresentate dai loro sindaci Nicola Sanna e Federico Pizzarotti insieme a dialogare sul palco del Teatro Civico. Un dibattito a 360 gradi sui temi legati alla gestione della cultura per capire quanto il modello adottato dal primo cittadino emiliano possa essere replicato anche qua.

Ma non solo. Il confronto infatti cade in un momento delicato nella vicenda politica dei due amministratori. Proprio in questi giorni Federico Pizzarotti, leader di Italia in Comune, sta mettendo a punto l’allestimento del cartellone di “Parma capitale della cultura 2020”. Dal canto suo Nicola Sanna è alle prese con la crisi profonda di un territorio alla spasmodica ricerca di una identità culturale e politica.

Non lo nasconde affatto quando, in apertura, presenta la città al collega emiliano spiegando che qui il declino della grande industria ha determinato pesanti ricadute sull’economia di un’area vitale fino a non molto tempo fa. Ma parla anche di radici storiche profonde, dei Candelieri, di un’antica università e dell’esigenza di investire su settori come agroalimentare e nuove tecnologie.

Pizzarotti racconta la realtà di Parma, parla di cultura e insiste molto sull’applicazione di un modello gestionale di tipo pubblico-privato: «I problemi – spiega – derivano spesso dal fatto che si ragiona su un patrimonio importante senza una visione d’insieme invece credo che la gestione delle cose, soprattutto a livello locale, debba coinvolgere più attori per costruire una squadra vincente».

Nelle scorse settimane Parma ha definito un accordo di collaborazione con alcune città vicine, in particolare Reggio e Piacenza, modulando iniziative e programmi in vista di un evento, quello del 2020, che vedrà in vetrina la città di Arturo Toscanini. «Abbiamo già nominato un direttore di coordinamento – prosegue Pizzarotti – in modo da poter contare su una cabina di regia che abbia una visione d’insieme e possa indirizzare gli investimenti in modo mirato».

Nicola Sanna replica parlando di turismo e dell’opportunità di incrementare i seicento posti letto che rappresentano l’attuale capacità ricettiva del territorio. «Possiamo arrivare fino a cinquemila nuovi posti – dice – spalmati tra la città e la costa e su questo versante abbiamo stabilito contatti con istituzioni di Praga, Bratislava e Cannes».Temi che saranno al centro del Road Show delle città medie, appuntamento in programma a Sassari il prossimo 24 e 25 maggio dopo la tappa di apertura, i giorni scorsi, ad Arezzo.

Tra gli interventi nel dibattito, quello di Fabio Madau, segretario dell’Intergremio, che ha evidenziato il ruolo centrale che gremi e candelieri possono avere nella programmazione di eventi culturali imperniati sulla festa più importante della città. Madau ha rimarcato l’esigenza di promuovere la festa anche in periodi diversi da quello canonico che sul piano mediatico concentra la maggior parte delle iniziative nel mese di agosto.

Il vicesindaco Fabio Pinna ha riproposto, invece, l’importanza dell’ambiente non soltanto come occasione di sviluppo, ma come ambito culturale importante specie sul piano dell’inclusione.

Nel corso della serata, coordinata da Antonello Zicconi (Effetto Sassari), non sono mancate le polemiche. Il fuoco alle polveri lo ha dato Nadia Madeddu, un’insegnante, che dal pubblico è intervenuta con toni piuttosto accesi: «Sassari è una città morta – ha esordito – sono quantomeno imbarazzata a sentir parlare per quaranta minuti di Candelieri mentre gli spazi per la cultura sono chiusi, la crescita di una città passa soprattutto dalla programmazione culturale».

Immediata la replica di Nicola Sanna: «Se

ha provato fastidio a sentir parlare di Candelieri, forse non ha ancora compreso l’anima della città». All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Luigi Satta (Sassari Libera) e i consiglieri comunali Marco Boscani (Sassari), Paola Conticelli (Porto Torres) e Sergio Merella (Ossi).

fonte: La Nuova Sardegna