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Parto nel tugurio, madre assolta

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Parto nel tugurio, madre assolta

Date: May 27, 2019
Author: La Nuova Sardegna 15 Nessun commento

SASSARI. Quella madre a gennaio del 2016 partorì la sua bimba senza vita in una situazione di degrado totale, in una specie di tugurio, a Santa Maria Coghinas. Una gravidanza che l’avvocato difensore della donna – Sara Gaspa, 34 anni, era finita a processo con l’accusa di infanticidio – ha definito «inconsapevole». Nemmeno, cioè, si era resa conto di essere incinta e quel parto precipitoso – praticamente senza travaglio e senza avvisaglie – non aveva lasciato scampo alla piccola. Una morte intrauterina avvenuta prima della nascita, senza che la mamma potesse fare qualcosa per salvare la sua bimba.

La sentenza. Tesi difensive, quelle esposte dall’avvocato Maurizio Serra, accolte dal collegio presieduto da Mauro Pusceddu (a latere Giulia Tronci e Sergio De Luca) che ieri mattina ha assolto l’imputata «perché il fatto non sussiste». Già a febbraio dell’anno scorso era attesa la sentenza ma il collegio presieduto allora da Maria Teresa Lupinu era uscito dalla camera di consiglio con un’ordinanza che disponeva una nuova perizia medico legale collegiale. Ossia la richiesta di ulteriori accertamenti per capire cosa fosse accaduto prima, durante e dopo il parto a Santa Maria Coghinas, il 6 gennaio del 2016.

La storia. Sara Gaspa, all’epoca 31enne, aveva visto nascere e poi morire la bimba di poco più di due chili che portava in grembo. Il pubblico ministero Paolo Piras aveva chiesto una condanna a quattro anni di reclusione, il minimo della pena, per «le condizioni personali e materiali di difficoltà e per le modalità del fatto che non hanno denotato crudeltà né hanno inferto sofferenza alla neonata». Questa era stata la motivazione della Procura. L’avvocato difensore Maurizio Serra aveva invece chiesto l’assoluzione sottolineando che l’indagine medico-legale non aveva escluso la possibilità che la morte del feto fosse avvenuta all’interno dell’utero, e che quindi la bambina fosse nata morta, «senza responsabilità della madre». La nuova perizia collegiale (eseguita dai professori Paribello e Virdis di Cagliari) avrebbe confermato le tesi difensive, «e ha anche stabilito – ha aggiunto ieri l’avvocato Serra – che non si è potuta individuare la causa della morte».

La tesi della Procura. Non è dello stesso avviso il pubblico ministero Paolo Piras che ieri, al termine della seconda requisitoria, ha chiesto la condanna a 4 anni. «Questo processo – ha detto – ruotava intorno a tre domande essenziali: quando è avvenuta la morte del feto? La Gaspa era consapevole della gravidanza? C’erano o no le condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto?». E le risposte a queste domande sono, a detta della Procura, la giusta chiave di lettura del processo. «Eccole qui – le elenca Paolo Piras – Sì, la morte è avvenuta durante il parto, lo confermano le indagini istochimiche e i consulenti che individuano il momento esatto, immediatamente precedente l’impegno del canale del parto, cioè quando il travaglio è già cominciato. Secondo: la mamma era perfettamente consapevole dello stato di gravidanza. È lei a riferire al ginecologo la data dell’ultima mestruazione. Non è ignorante su queste cose, nel 2009 le prescrivono un contraccettivo, quindi conosce l’effetto che produce. Non si fa visitare per un anno e “nega” questa gravidanza anche per via dell’avvertimento dei servizi sociali che mettono in guardia lei e il compagno: “Fate molta attenzione”». La coppia viveva in uno stato di estrema povertà

e un figlio avrebbe comportato gravi problemi economici. «Terza risposta: ci sono le condizioni di abbandono materiale e morale non solo per l’assoluto disinteresse del suo compagno ma anche per l’atteggiamento dei servizi sociali». Il pm ha già annunciato il ricorso in appello.


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/05/08/news/parto-nel-tugurio-madre-assolta-1.17813773

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