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Ospedali, addio ai medici: in fuga con quota 100

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Ospedali, addio ai medici: in fuga con quota 100

Date: Mar 18, 2019
Author: La Nuova Sardegna 10 Nessun commento

SASSARI. Ci sono almeno tre fattori che concorrono a creare la tempesta perfetta nella sanità dell’isola. Il primo è l’anagrafe, perché l’età media dei medici ospedalieri supera i 50 anni e una fascia largamente rappresentata è formata da persone nate tra il 1955 e il 1958. Il secondo fattore è il ricambio generazionale, scarsissimo: le scuole di specializzazione hanno numeri limitati, quelle regionali sono pochissime e viaggiano a singhiozzo a seconda degli umori della politica e dei fondi in cassa.

Il terzo fattore è l’incertezza: il nuovo governo regionale di centrodestra deve ancora insediarsi ma ha già detto e ribadito più volte la volontà di azzerare la riforma che ha portato alla nascita della Asl unica, annunciando un commissariamento in tempi brevi, quasi certamente in estate. In questo contesto – segnato da insufficienze di organico più o meno in tutti reparti con gravi deficit per alcune specialità come anestesia, ostetricia e ginecologia – la grande novità di quota 100 potrebbe avere un effetto tsunami. Perché, esattamente come negli uffici pubblici, nelle pubbliche amministrazioni e nel mondo della scuola, anche tra i medici fa gola la possibilità di appendere il camice bianco al chiodo: non ci sono numeri ufficiali, per quelli bisognerà attendere ancora qualche settimana, ma si sa già che l’isola non è in controtendenza rispetto al resto d’Italia.

Anche in Sardegna tra dottori, infermieri e personale ausiliario è corsa alla pensione. Al punto che l’Istat ha di recente fatto una previsione allarmante: tra 10 anni nelle corsie degli ospedali non ci saranno più medici, la categoria è destinata all’estinzione.

L’allarme. I sindacati tengono la guardia alta, preoccupati per la concomitanza dei diversi fattori che gettano un’ombra di instabilità sul futuro della sanità isolana. Maria Elisabetta Piu è la segretaria regionale Anaao Assomed, l’associazione medici e dirigenti ospedalieri che da tempo denuncia la sproporzione tra il numero di camici che escono e che entrano. Nel caso della Sardegna, dopo un lungo periodo segnato dal blocco delle assunzioni, il turn over è ripreso a partire dal 2014 con il rapporto di 2 a 1: due in pensione e uno dentro.

Troppo poco, considerato anche che per alcune specialità il ricambio è inesistente perché i posti nelle scuole di specializzazione sono pochissimi oppure considerati poco appetibili. «È un problema molto sentito – dice Maria Elisabetta Piu, neonatologa al Santissima Trinità di Cagliari – e la situazione sarà destinata ad aggravarsi in assenza di adeguati correttivi. Bisogna garantire un numero superiore di specializzati e reintrodurre le borse di studio regionali. È importante capire in tempi rapidi quali sono le intenzioni del nuovo governo di centrodestra alla Regione e del ministero della Sanità.

Anche perché nel frattempo – per via di quota 100 – ci sarà un numero superiore di pensionamenti rispetto a quelli già previsti. Sono tanti i colleghi che intendono approfittare della possibilità offerta dalla legge. L’unico freno potrebbe essere rappresentato dai paletti imposti all’esercizio della libera professione, ma non esclusivamente per ragioni economiche: a poco più di 60 anni è difficile recidere il cordone ombelicale con un lavoro che si ama e al quale si è dedicata tutta la vita».

I tempi. È statisticamente provato: si fa molto più in fretta a firmare i documenti per la pensione che quelli per l’assunzione. E, al momento, nessun segnale fa intuire che i tempi in futuro potranno essere equiparati. È la preoccupazione di Franco Piredda, medico di chirurgia vascolare all’Aou di Sassari e delegato sindacale Uil Fpl. Se già l’allarme era alto in previsione dei pensionamenti tradizionali, l’accelerazione impressa da quota 100 potrebbe generare infatti una situazione di ulteriore squilibrio. Per questo il sindacato chiederà di avere prima possibile certezze sui numeri delle uscite autorizzate e su come il Ministero è intenzionato a tamponare l’emorragia degli organici.

Con un altro punto interrogativo legato al – per ora solo annunciato – commissariamento

della sanità isolana e al congelamento della riforma e dunque degli atti aziendali. In caso di blocco difficilmente potrebbero essere autorizzate assunzioni da un commissario a tempo. E se ciò avvenisse in contemporanea alle uscite, la paralisi in corsia sarebbe inevitabile.
 


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/03/06/news/ospedali-addio-ai-medici-in-fuga-con-quota-100-1.17780661

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