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Ospedale di Sassari, il calvario di un 93enne con un rene solo

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Ospedale di Sassari, il calvario di un 93enne con un rene solo

Date: Jun 25, 2019
Author: La Nuova Sardegna 34 Nessun commento

SASSARI. A 93 anni si cammina in punta di piedi su un filo sottilissimo. Silvio Pais, da tanti lustri fa l’equilibrista, con i suoi acciacchi, col suo rene solo e con l’anagrafe che avanza.

Adesso la sua vita ha preso una piega difficile, e il nonnino è ricoverato in Medicina 1, e non sa se riuscirà ancora a restare in piedi sul filo. Un mese fa è come se avesse avuto un brutto presentimento: «Sono arrivato con ostinazione alla veneranda età di 93 anni e mi piacerebbe campare sino ai cento – aveva detto – sarebbe il colmo se mi ammalassi per colpa di un banale tubicino che l’Aou non ha acquistato».

Silvio Pais ha sempre avuto un personalissimo elisir di longevità: prendersi cura di sè con una puntualità svizzera. Si sottopone a tutti i controlli, fa il tagliando senza mai saltare un giorno. E quando un mese fa si è presentato all’appuntamento in Urologia per sostituire il catetere nefrostomico, e i medici gli hanno detto di non avere “tubicini” disponibili, lui ha avuto paura che il mondo potesse scappargli da sotto i piedi. Ha alzato il telefono, ha chiamato la Nuova, e ha denunciato le carenze della sanità. «Sono preoccupato – aveva raccontato – non si tratta di un dispositivo che puoi ordinare o che trovi in farmacia. Lo sostituisco ogni trenta giorni per prevenire infezioni urinarie o eventuali malfunzionamenti. L’idea che il tubicino possa ostruirsi e io non sia in grado di espellere la pipì, è un’ipotesi che non mi rassicura per niente».

Dopo quell’appello il combattivo 93enne era stato subito contattato, e dopo dieci giorni e un rapido pit stop in Urologia, Silvio Piras è ritornato a casa con il nuovo catetere. Era felicissimo, e si era congratulato con tutti i medici. Naturalmente per l’Aou si tratta di un’efficienza di facciata, dettata dall’emergenza di tappare una situazione imbarazzante. L’approvvigionamento puntuale di cateteri nefrostomici è ancora un miraggio, e Urologia naviga sempre a vista per mancanza di scorte. Se si presenta un’altra urgenza si corre ai ripari spedendo un’ambulanza in versione corriere a zonzo per gli altri ospedali dell’isola, a elemosinare ciò che manca negli scaffali. Quindi nemmeno le lamentele di Silvio Piras sono servite di lezione.

Purtroppo però il nonnimo ora si è ammalato per davvero ed è pure molto grave. Naturalmente, quando un malato ha 93 anni, è difficile attribuire l’infezione renale al ritardo di dieci giorni nella sostituzione di un catetere. Un dispositivo che potrebbe tranquillamente svolgere la sua funzione per tre mesi, ma che veniva cambiato molto prima per una forma di premura nei confronti di un paziente molto anziano.

Tuttavia i parenti non sono convinti che le cose siano andate per il verso giusto: «Pochi giorni dopo la sostituzione del catetere – racconta un nipote – mio nonno è finito in ospedale ricoverato per uno scompenso cardiaco. Da lì è iniziato il suo calvario: dopo 12 giorni di ricovero in Medicina fu dimesso nonostante lui lamentasse dolori nel rene. Sottovalutarono, fu mandato a casa e due giorni dopo smise di urinare».

I parenti chiamano il 118, dal pronto soccorso Silvio Piras viene mandato in Urologia, ma trattandosi di un reparto che svolge prevalentemente attività chirurgica, non lo prende in carico e lo dirotta in Medicina 1, dove vengono curate le infezioni.

«La nefrologa si accorse che mio nonno aveva del pus all’interno del rene, sintomo di una grave infezione in atto. Passarono i giorni, doveva esser sottoposto al cambio della nefrostomia, trasferirono mio nonno in Urologia poi lo rimandarono indietro perché il dispositivo ancora una volta non era disponibile».

La situazione intanto precipita: «Mio nonno è entrato all’ospedale con le sue gambe, lucido anche se sofferente, e ora si ritrova

a combattere una battaglia senza speranza, con un’infezione batterica resistente ad ogni antibiotico. Solo pochi giorni fa è stato effettuato il cambio nefrostomico, ma ormai è tardi».

Silvio Piras resta appeso a un filo, ma gli restano poche forze per non mollare la presa.


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/04/10/news/ospedale-il-calvario-di-un-93enne-1.17798907

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