SASSARI. Si allarga l’inchiesta della Procura della Repubblica di Milano che sta indagando sul caso della donna sassarese di 44 anni che lo scorso giugno aveva subìto un intervento chirurgico a Milano per un’ernia del disco – con posizionamento di viti – in seguito al quale le sue condizioni di salute, anziché migliorare, sono notevolmente peggiorate. Al punto che la paziente oggi non riesce più a camminare e il dolore è sopportabile solo con l’assunzione di morfina.

Proprio per questo motivo lei aveva presentato una denuncia querela in Procura alla quale era seguita, come atto dovuto, l’apertura di un’inchiesta per lesioni colpose. L’indagine inizialmente ha coinvolto solo il neurochirurgo Alberto Maleci, che dal 2011 esercita nella clinica “Città di Quartu” a Quartu Sant’Elena e nella clinica “Villa Elena” di Cagliari. Ora nel registro degli indagati è finito anche l’aiuto chirurgo Emanuele Monti, sempre con la stessa ipotesi di reato. La paziente si era dovuta spostare da Sassari all’Iccs di Milano per essere operata. La Procura non ha invece ritenuto di dover procedere nei confronti dell’anestesista e del ferrista perché non ha evidenziato un loro “rilevante apporto causale” in quel tipo di intervento.

Dopo l’indagine a carico di Maleci, la 44enne era stata convocata dai carabinieri – su ordine della Procura del capoluogo lombardo – per integrare la precedente denuncia con ulteriori dettagli relativi all’operazione cui era stata sottoposta. Si era intuito da subito che l’obiettivo del pubblico ministero Francesco de Tommasi era quello di individuare eventuali altre responsabilità, ossia il coinvolgimento di altri medici o infermieri che in un modo o nell’altro avevano avuto a che fare con l’intervento chirurgico.

La donna, nella denuncia, aveva spiegato come il professor Maleci l’avesse visitata a Sassari e le avesse in seguito fissato l’intervento all’Istituto clinico Città di studi di Milano, ossia l’ex clinica Santa Rita. Da quel momento per lei è cominciato un incubo: «La mia situazione attuale è drammatica. Riesco a malapena a camminare, in poche occasioni e portando obbligatoriamente un busto di sostegno. Convivo con gli oppiacei, unico farmaco che il mio medico curante mi somministra per attenuare il dolore».

Dopo varie consulenze con altri neurochirurghi che – risonanza magnetica alla mano – hanno constatato un errore nel posizionamento delle viti e si sono rifiutati di operarla, la paziente ha avuto l’ok all’intervento da uno specialista di Brescia. Il medico le ha però spiegato che non sarà possibile rimuovere tutte le viti e che in ogni caso non potrà più tornare a camminare come prima. «Presenteremo in Procura le nostre deduzioni – ha detto l’avvocato Antonio Secci che tutela la 44enne –

Vogliamo capire come mai l’intervento non è stato eseguito a Quartu Sant’Elena e perché il professor Maleci abbia deciso di operare la mia assistita a Milano». Sarà uno degli aspetti che la Procura potrà chiarire solo al termine delle indagini preliminari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

fonte: La Nuova Sardegna