NUORO. Per la prima volta nel processo sul duplice omicidio di Orune e Nule uno degli imputati rompe il silenzio. Francesco Pinna, accusato di aver minacciato il super testimone Alessandro Taras, ieri mattina ha rilasciato una breve dichiarazione spontanea. Lo zio di Alberto Cubeddu, il giovane di Ozieri a processo per aver ucciso lo studente orunese Gianluca Monni e il giovane Stefano Masala di Nule, e di Paolo Enrico Pinna, già condannato a 20 anni in due gradi di giudizio per gli stessi tragici fatti di sangue avvenuti il 7 e l’8 maggio 2015, ha parlato brevemente di fronte ai giudici della Corte d’assise di Nuoro.

«Non ho mai minacciato Alessandro Taras. Da amico del fratello, con cui ci vedevamo al bar, gli ho detto di dire la verità, perché sapevo benissimo che mio nipote non c’entrava niente» ha detto Pinna, comparso in aula accanto al suo difensore, l’avvocato Agostinangelo Marras. L’uomo si è dichiarato estraneo alle accuse che gli sono state mosse dalla Procura di Nuoro e che sono confluite nel procedimento contro il nipote. Secondo l’impianto accusatorio, Pinna, alla vigilia dell’incidente probatorio nel corso del quale Taras raccontò di aver assistito all’incendio della Opel Corsa di Stefano Masala ad opera di Cubeddu, minacciò indirettamente il teste con una chiamata al fratello. La telefonata – secondo la difesa – ci fu ma non si trattò di un’intimidazione. Anche suo nipote Alberto, sul quale pende un’accusa ben più pesante, parlerà di fronte alla Corte ma lo farà poco prima che i sei giudici popolari e i due togati (il presidente Giorgio Canna e il giudice a latere Federico Loche) si riuniscano in camera di consiglio per decidere le sorti dei due imputati. La sentenza si avvicina: giovedì prossimo toccherà all’accusa. La parola passerà al pm Andrea Vacca per la requisitoria e poi ai difensori di Cubeddu (gli avvocati Patrizio Rovelli e Mattia Doneddu) e di Pinna per l’arringa. Secondo lo stringente calendario stabilito dal presidente Cannas la Corte si riunirà in camera di consiglio il 17 ottobre.

Questa mattina intanto è stato sentito il responsabile tecnico della Innova, l’azienda che trasmette i dati dei gestori telefonici alla polizia giudiziaria. Il consulente dell’accusa è l’ultima persona sentita in aula prima delle fasi finali di un processo difficile e impegnativo.

fonte: La Nuova Sardegna