SASSARI. Alcune sculture lignee di Eugenio Tavolara sono esposte nella Pinacoteca nazionale di piazza Santa Caterina. Rappresentano i componenti di un nucleo familiare e tre cantori del Coro di Fonni.

Fin da giovane Tavolara si distinse nelle arti figurative per le statuine in terracotta e i giocattoli di legno vestiti con abiti tradizionali, che incominciò a creare con Tosino Anfossi, altro artista sassarese che egli conobbe a Cagliari, col quale fondò nel 1926 la società ATTE (acronimo derivato dalle iniziali dei loro nomi) che li portò a realizzare un grande progetto grafico per la creazione di arazzi e oggetti in legno e in cuoio.

Si dedicarono poi con passione soprattutto ai giocattoli e ai pupazzi, che ritenevano adatti non solo a guarnire i salotti ma anche a divertire i bambini. All’inizio vi furono difficoltà di carattere tecnico, ma vennero superate quando decisero di utilizzare una materia infrangibile _ o quasi _ come il legno. Impressero, quindi, alle sculture dal corpo perfettamente articolabile e con i volti burberi sintetizzati in poche linee angolose e quadre, leggermente caricaturali, un’espressione che ricorda quella dei pastori barbaricini, vestendole con costumi riprodotti con fedeltà non solo nelle stoffe, ma anche nei dettagli.

Come si può capire osservando le opere esposte nella Pinacoteca, Tavolara e Anfossi hanno dunque animato i loro lavori trasfondendo la vita paesana in un mondo minuscolo, ma certamente specchio della realtà.

Grande fu il loro successo quando a Firenze, Milano e Parigi apparvero quei barbuti pastori della Barbagia vestiti di pelli e stoffe colorate, e quelle piccole donne che andavano alla fonte con l’anfora sulla testa. Ma dopo qualche tempo le strade dei due artisti si divisero, ognuno perseguendo concezioni diverse. Anfossi perseverò nel tipo da lui per primo ideato, creando centinaia di figurine con quell’abilità che consisteva non solo nel rirprodurre a meraviglia tipi e costumi della Sardegna, ma soprattutto cogliendoli nei loro atteggiamenti più caratteristici.

Eugenio Tavolara fondò invece la casa di produzione ALBA, che, con la collaborazione dell’intagliatore Pasquale Tilloca, gli permise di realizzare, tra le altre cose, duecento pezzi, costituenti la “Cavalcata Sarda esposta nel 1940 alla VII Triennale milanese. Con lo stesso Tilloca e altri artisti creò poi numerose altre opere tra cui un Crocifisso ligneo per il Palazzo di Giustizia di Sassari.

“Egli – afferma la direttrice della Pinacoteca Giannina Granara – ci lascia una grande eredità e un vivace tratto degli anni in cui tra gli artisti isolani ci fu un fermento che segnò un importante momento di svolta nell’arte della nostra isola”.

 

fonte: La Nuova Sardegna