SASSARI. «Alcune giornate le trascorro con le mani in tasca, aspettando che faccia buio per potermene tornare a casa da mia moglie e mia figlia». Dalla vecchia bottega di via Maddalena, in cui un tempo per essere serviti bisognava fare la fila come alle poste, Salvatore Farina – falegname come suo padre – ha una visione privilegiata di un quartiere che negli ultimi anni non riconosce più.

«Ho sempre vissuto e lavorato in questa zona – racconta l’artigiano – ma non avrei mai pensato che il centro della città si sarebbe svuotato in questo modo. Ci sono giornate intere in cui qui dentro non si vede anima viva».

Nei due locali in affitto a pochi passi da piazza Duomo, il falegname continua a fare qualche lavoretto per i pochi clienti che gli sono rimasti affezionati. «Fino a qualche anno fa – spiega Farina – con mio padre facevano un po’ di tutto, dalle porte agli armadi, e per le consegne tanto era il lavoro c’era da aspettare anche tre mesi».

I grandi magazzini di Predda Niedda e lo spopolamento del quartiere gli hanno tagliato le gambe. «La poca gente rimasta da queste parti – spiega – preferisce acquistare prodotti a buon prezzo ed è sempre più difficile che si rivolga a un artigiano». Qui intorno intanto la zona è stata presa in appalto dagli spacciatori che a quanto pare invece fanno affari d’oro. «Li vedo tutti i giorni – racconta Farina – gli acquirenti si danno appuntamento in due o tre qui davanti e poi s’infilano là dietro, in Vicolo della Canne dove incontrano chi gli vende la droga. Mia moglie la sera ha paura – aggiunge – perché con

certa gente in queste stradine buie non c’è da stare tranquilli. Come faccio ad andare avanti? Me lo chiedo anche io, fino a quando riuscirò a pagare le tasse e l’affitto resterò qui, poi – conclude – sarò costretto anche io a tirare giù la serranda come hanno fatto in tanti».

fonte: La Nuova Sardegna