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Morì sulla Buddi Buddi, i genitori: «Giustizia per nostro figlio ucciso per la seconda volta»

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Morì sulla Buddi Buddi, i genitori: «Giustizia per nostro figlio ucciso per la seconda volta»

Date: May 20, 2019
Author: La Nuova Sardegna 31 Nessun commento

SASSARI. «Nostro figlio non si è ammazzato. Nostro figlio ce lo hanno ammazzato. A questo punto due volte». Sono parole spezzate, pronunciate inghiottendo lacrime, quelle dei genitori di Alessandro Solinas. Sono passati quasi otto anni da quando il loro ragazzo non c’è più. Era l’8 agosto del 2011 quando Alessandro, che aveva solo 20 anni, morì in un incidente stradale sulla Buddi Buddi nel quale perse la vita anche la fidanzatina Claudia che era in moto con lui. Tornavano dal mare a bordo di uno scooter e stavano superando una fila di auto ferme sulla corsia quando uno sportello si era aperto all’improvviso: Alessandro non aveva potuto far nulla per evitare l’impatto, la moto era letteralmente volata dall’altra parte della carreggiata ed era finita sotto un’auto che arrivava dalla direzione opposta. La signora che commise quell’incauto gesto, fin dal primo momento ha riconosciuto la sua responsabilità e in sede penale ha patteggiato due anni con la sospensione condizionale della pena.

Ma ciò che oggi provoca dolore, rabbia, delusione nei familiari più stretti di Alessandro è l’esito del processo civile. In appello i giudici hanno infatti stabilito che la maggiore responsabilità dell’incidente va attribuita ad Alessandro (nella misura del 60 per cento) e alla signora per il restante 40. Il risarcimento del danno è stato quindi adeguato a queste percentuali di responsabilità e come se non bastasse la famiglia dovrà persino pagare le spese legali.

«Come si può accettare una sentenza simile? – è il commento doloroso del padre e della madre del ventenne – Non parliamo di soldi, non ci importa quello ma il fatto che un tribunale dica che, in poche parole, nostro figlio se l’è cercata. La verità è che Alessandro non voleva morire, amava la vita con tutto se stesso ed era prudente in moto. Non correva quel giorno, lo hanno stabilito i periti ed è emerso dai rilievi delle forze dell’ordine. Lo sportello aperto all’improvviso li ha scaraventati dall’altra parte della strada. Ma non perché lui sia stato imprudente. Il sorpasso dentro la corsia di marcia, in una situazione come quella in cui si era trovato, era ed è consentito. Ed è finito nella carreggiata opposta perché lì è stato sbalzato dopo l’urto. Dove starebbe la sua colpa, addirittura al 60 per cento?».

La morte dei due giovani sassaresi aveva toccato il cuore di moltissima gente: «Fin dal primo momento – racconta sua mamma – abbiamo sentito un calore immenso. E anche la signora che aprì lo sportello mi chiamò subito, riconobbe la sua terribile disattenzione e non è mai riuscita a darsi pace. Oggi però i giudici – è il rammarico dei genitori – in sostanza dicono che nostro figlio avrebbe potuto prevedere una possibile “disattenzione” e per questo non avrebbe dovuto sorpassare».

La famiglia di Alessandro non ci sta: «Non ci fermiamo qui. Nostro figlio meritava di essere ricordato diversamente,

e non come un ragazzo di vent’anni che è andato consapevolmente incontro alla morte. Sua e di Claudia. Con quale criterio hanno potuto dare un giudizio del genere? Ecco perché ci sentiamo di dire che con questa sentenza ce l’hanno ammazzato due volte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/03/06/news/giustizia-per-nostro-figlio-ucciso-per-la-seconda-volta-1.17781090

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