SASSARI. «Investire sul metano significa investire sul nostro futuro e quello dei nostri figli». Così l’assessora regionale all’Industria Maria Grazia Piras ha concluso il proprio intervento durante il convegno “Sardegna e Metano” che, promosso dalla Fondazione Segni, si è tenuto ieri pomeriggio nella Sala della Camera di Commercio. Un convegno aperto dai saluti del presidente della Fondazione, Mario Segni, che ha ricordato che uno dei compiti della Fondazione è proprio quello di innescare il dibattito sul futuro del territorio e della Sardegna, come spesso accaduto in passato. Un convegno che ha messo a confronto due tesi (favorevole e contraria) al passaggio al metano in attesa di entrare a pieno regime nell’era delle energie rinnovabili. Una posizione favorevole, almeno nel rapporto costi-benefici, è stata illustrata dal prorettore Luca Deidda (un economista) che ha spiegato le ragioni per le quali il passaggio al metano sarebbe conveniente per l’intera isola mentre il professor Antonio Saba – entrambi docenti universitari – ha illustrato le motivazioni soprattutto di carattere ambientale e tutela della salute che non lo convincono completamente dell’utilizzo del metano.

A favore di questa scelta si è invece pronunciata, e senza mezzi termini, Maria Grazia Piras, assessora regionale all’Industria. Che ha ricordato che le famiglie sarde spendono in consumi energetici fra i 180 e i 400 euro in più rispetto alle altre famiglie italiane. E che la mancanza di metano costa all’isola 480 milioni all’anno. Per quanto riguarda la realizzazione della “dorsale”, Maria Grazia Piras ha ricordato che i costi sono a carico dello stato e non della regione, e che gli utenti sardi pagano in bolletta i costi delle infrastrutture realizzate oltremare. E ha sottolineato che «per trent’anni il governo, lo stato ha penalizzato l’isola, unica regione priva del metano». Una volta abbandonato il progetto del Galsi («era stata l’Algeria e non volerlo realizzare, era più remunerativo per loro trasportarlo con le gasiere»), alla giunta regionale non restava che individuare un progetto in grado di soddisfare il fabbisogno energetico dell’isola,

e la scelta è caduta sui depositi costieri a Cagliari, Oristano, Olbia e Porto Torres. «Dal 2020 le navi, comprese quelle da crociera, dovranno marciare e gas e la Sardegna può diventare hub del trasporto marittimo per l’intero Mediterraneo. Un’occasione che non possiamo perdere».

fonte: La Nuova Sardegna