PORTO TORRES. Un cammino di fede e tradizioni lungo 1700 anni dove fedeli di tutte le età e di tutta la diocesi rinnovano la loro grande devozione verso i Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario. É questo il vero significato della Festha Manna e dei rituali che la caratterizzano. In tante zone dell’isola c’è infatti il segno comune della diffusione del culto dei Martiri – nei palazzi storici, nei monumenti e nelle opere d’arte – che viene riproposto a Porto Torres nella settimana di Pentecoste.

Pellegrinaggio notturno. Sabato alle 22 nella cattedrale di San Nicola, a Sassari, sarà celebrata la veglia di Pentecoste presieduta dall’arcivescovo monsignor Gian Franco Saba: sarà lui, dalle 23, che guiderà il pellegrinaggio alla tomba dei Martiri Turritani nella basilica di San Gavino. Il cui arrivo è previsto alle 3,30. Durante il tragitto – dove sarà garantito il servizio scorta e ambulanza – i pellegrini dovranno portare il giubbotto catarifrangente, scarpe comode e avranno la possibilità di confessarsi. Per il rientro a Sassari, invece, ognuno deve provvedere autonomamente. Il pellegrinaggio notturno ha origini antiche e in una pubblicazione del 1620 il canonico Francisco Rocca, consultore del Santo uffizio e inquisitore generale per tutto il Regno di Sardegna, detta le regole per la giusta pratica dello stesso. Il cammino si divideva in 10 tappe, ognuno delle quali veniva associata agli episodi della passione di Cristo.

Ritorno dei Santi in Basilica. Domenica sera i simulacri del soldato Gavino, del sacerdote Proto e del diacono Gianuario, che dal 3 maggio si trovano nell’ipogeo della Chiesa di Balai Vicino, saranno posizionati a fianco dell’altare allestito nel parco di Balai. Dopo la messa delle 18, verranno riaccompagnati in processione alla Basilica. Oltre alla popolazione e alle autorità civili, militari e religiose, parteciperanno i gruppi in costume provenienti da tutta la Sardegna e le delegazioni dei Comuni uniti dal culto per San Gavino.

Ultimi rituali. Lunedì dopo Pentecoste l’ultimo rituale religioso nella chiesa romanica, alle 10.30, presieduto dall’arcivescovo Gian Franco Saba e concelebrata dal Capitolo turritano. Davanti ai sindaci di Sassari e di Porto Torres avverrà la riconsegna delle chiavi della Basilica al parroco: il passaggio delle chiavi fra la municipalità sassarese, che in passato aveva la cura del compendio di Monte Agellu, e il parroco di San Gavino è un rito che risale a diversi secoli fa. Quando la consegna delle chiavi all’autorità cittadina e l’immediata riconsegna al parroco era segno del riconoscimento della buona conservazione e della cura del complesso religioso. Al termine si svolgerà la processione del Santissimo Sacramento, che attraverserà il corso Vittorio Emanuele e si concluderà al porto, dove l’arcivescovo impartirà la benedizione del mare.

«Stiamo cercando di conservare il senso religioso e tradizionale della Festha – ha detto l’assessora alla Cultura Alessandra Vetrano –, che

quest’anno avrà il sostegno, per la prima volta, della Fondazione di Sardegna».

Alla presentazione della Festha c’erano il sindaco Sean Wheeler, il parroco don Mario Tanca, il segretario generale della Fondazione di Sardegna, Carlo Mannoni, e l’associazione culturale Intragnas.

fonte: La Nuova Sardegna