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La Zir di Predda Niedda a caccia di un’identità

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La Zir di Predda Niedda a caccia di un’identità

Date: Jun 21, 2019
Author: La Nuova Sardegna 24 Nessun commento

SASSARI. Sono tanti i nodi che il nuovo sindaco di Sassari dovrà provare a sciogliere per rimettere a correre la città. Spesso antichi e trascurati, da districare con pazienza o magari tagliare con un colpo di spada.

Predda Niedda. Uno dei più ingarbugliati riguarda i quattrocentocinquanta ettari di capannoni e asfalto dove molti sassaresi passano un pezzo importante della loro giornata. Si tratta di Predda Niedda, con la sua densità di centri commerciali e ipermercati doppia rispetto al Nord Italia, accampati su 24 chilometri di strade, sui cui il Comune non ha nessuna giurisdizione e che nessuno ha i soldi per rattoppare, nonostante ogni giorno ci circolino 16mila persone e nella strada 2, quella più centrale, tra le 17.30 e le 18.30 di un qualsiasi feriale passino 1.800 veicoli. E ancora: una voragine con Abbanoa arrivata a 18 milioni, figlia di una rete proprietaria colabrodo, che l’Ente gestore dell’acqua si rifiuta da anni, nonstante la legge regionale ad hoc, di rilevare. Con metà dei 700mila metri cubi di acqua consumata all’anno che finisce dispersa.

Il tutto pagato da un consorzio in mano a commissari liquidatori (l’ultimo Salvatore Cosseddu, arrivato nel 2016) da dieci anni. Che possono solo gestore l’ordinaria amministrazione e cercare in ogni modo di tenere a galla il transatlantico in attesa che il Comune si convinca a prendere in carico patrimonio, oneri e funzioni.

Questo gigante dai piedi di argilla è la croce e la delizia di Sassari. Spesso indicato come “il problema”, ad esempio dello spopolamento commerciale del centro storico, finisce per essere, con un’attenta e mirata opera di ricucitura, una delle possibili (e poche) soluzioni. Ma servono idee molto chiare.

Il consorzio. Innanzitutto sulla gestione. Il Consorzio Zir, in mano a un commissario regionale dal 2008, controlla come può le casse consortili, che devono tenere in piedi una struttura con 11 dipendenti che costa 600mila euro l’anno e curare la manutenzione delle strade e dell’illuminazione, la gestione della rete idrica e fognaria, della cartellonistica e della toponomastica per le mille aziende e i seimila occupati che gravitano nella zona non molto industriale di Sassari. I conti, in teoria, sarebbero in ordine. Se non fosse che sulla Zir pesa la spada di Damocle di 18 milioni di debito con Abbanoa. E la gestione delle strade e dell’illuminazione che non è più sostenibile.

Abbanoa. Il problema dell’acqua sembrerebbe avviarsi a soluzione. Abbanoa non vuole prendere in carico le reti, proprietà del consorzio, che sono un colabrodo. E ha sempre considerato la Zir come un grande condominio a cui inviare fatture uniche, dentro cui tali perdite vanno pagate. Il commissario Cosseddu ha sudato sette camicie per risolvere il problema, ha censito, come richiesto, le singole utenze, attivato contatori, preteso pagamenti arretrati. E concordato un piano di rientro dai debiti con Abbanoa, finanziato anche dalla Regione con 11 milioni. Tutto e pronto, soldi compresi, la gestione temporanea della rete idrica e fognaria, in mano in maniera provvisoria Ad Abbanoa grazie a una accordo firmato a fine 2017 tra Zir, Regione ed Egas, sta per finire. Dopo deve avvenire il passaggio, pena il crac finanziario del consorzio, che minaccia di chiudere i rubinetti a Predda Niedda e mettere in mora Abbanoa e Regione. Chi arriverà a Palazzo ducale dovrà vigilare perché questo avvenga, immediatamente.

Strade. Dovrà anche però decidersi a prendere in carico i 24 chilometri di asfalto dentro cui, in un qualsiasi giorno feriale, circolano 16mila veicoli. Il tutto senza che sia presente nemmeno un semaforo, con tutta la circolazione tenuta in piedi da rotatorie costruite dalle aziende più grosse all’atto dell’insediamento, o da anacronistici ingressi a raso sempre sul punto di andare in tilt. Il problema è che il consorzio non ha i soldi per curare la manutenzione. E le strade sono un vero colabrodo.

Insieme a illuminazione, cartellonistica e toponomastica dovrebbero passare a carico del Comune, come tutta la zona industriale commissariata. Palazzo Ducale, che non ha nemmeno i soldi per riparare le sue di strade, trema al solo pensiero. Ma prima o poi il passo andrà fatto.

Capannoni e asili. Anche perché non si può continuare a far finta che Predda Niedda sia un corpo estraneo, per alcuni ostile, alla città. Dove dovevano sorgere le fabbriche sono spuntate attività di ogni tipo: soltanto tra bar, ristoranti e tavole calde si contano una quarantina di licenze, ma non mancano istituti di credito, parrucchieri, asili per bambini e persino uno dei jazz club migliori della Sardegna, con oltre 800 famiglie che nei meandri della Zir hanno deciso di venire ad abitare. Il tutto convive però con scorci di periferia industriale, con discariche e orti abusivi, chiusi con recinzioni di fortuna, adiacenti ai fabbricati che svolgono attività commerciali o di ristorazione saldamente in mano alla comunità cinese che lesta riempie ogni capannone si svuota.

Sicurezza. A questo si aggiunge un grave problema di sicurezza notturna, con il Consorzio che cerca disperatamente i 300mila euro necessari per mettere in piedi un sistema di videosorveglianza wireless e nel mentre ha dovuto spendere 100mila euro solo per sostituire i cavi elettrici rubati dai soliti ladri di rame.

Il futuro. Insomma, il Comune dovrà fare pressione sulla Regione affinché risolva al più presto la delicata situazione. E capire come fare a prendersi in carico patrimonio e funzioni della Zir, trovando il modo di coprire il costo fiscale monstre (si parla di 1,5 milioni di Iva) e trovare le ingenti risorse necessarie

per la manutenzione delle strade. Nel mentre andrà portato a termine il progetto “migrazione” delle poche realtà industriali rimaste alla più comoda e strutturata zona di Truncu Reale. Smettendo di considerare Predda Niedda come un nemico della città.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


fonte: https://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2019/05/10/news/la-zir-di-predda-niedda-a-caccia-di-un-identita-1.17814809

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