SASSARI. «Abbiamo di fronte una generazione di giovani schiacciata dalla nostra assenza, dalla nostra indifferenza. Che, disorientata, cerca una fugace felicità venendo meno ai propri doveri e smettendo di perseguire i propri diritti». Sono parole pesanti come pietre quelle di padre Salvatore Morittu, pesanti come la battaglia che da 40 anni ha ingaggiato contro la dipendenza, il disagio, l’Aids, l’emarginazione con la sua associazione Mondo X Sardegna. Pesanti come le frasi che il suo arcivescovo, Gian Franco Saba, ha messo in fila nel suo messaggio per San Nicola, anticipato giovedì sul nostro giornale. «Ha detto – commenta il padre francescano – che l’indifferenza uccide, e non posso che applaudire convinto. La strategia dell’attenzione, del curarsi del proprio vicino, soprattutto del prendersi le proprie responsabilità, nella vita di tutti i giorni ma anche nei momenti importanti per la comunità come le vicine elezioni, ad esempio, è l’unico modo per diradare la nebbia delle coscienze. Che i più deboli, i giovani, imparano da noi. E pagano annegando di nuovo nella droga, compiendo atti di gravità inaudita, senza saperne valutare il peso. Almeno per loro dobbiamo rialzarci».

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Una nebbia che l’arcivescovo Saba ha identificato nell’assenza di impegno, onestà intellettuale, partecipazione e coinvolgimento. «E invece – sottolinea il presidente della Dinamo, Stefano Sardara – questo è proprio il momento di metterci la faccia. Parlo della mia città, Sassari. Che ha dato natali a leader nazionali e intellettuali di primo piano e allo stesso tempo è in grado di portare il dibattito a un livello distruttivo. In cui si preferisce non fare che esporsi alla critica, al rischio del fallimento. E invece bisogna andare in campo in prima persona, riprendere il filo del discorso sull’impegno comune per la cosa pubblica, la cosa nostra. Essere positivi e aperti, iniziando da chi ti sta accanto, come dice l’arcivescovo».

«Purtroppo la “e” che è caduta passando da sociale a social – sottolinea il presidente della Camera di Commercio di Sassari, Gavino Sini – è quella dell’empatia, dell’emozione, dell’economia. Perché il mondo delle imprese si sta rendendo conto che la prima infrastruttura che manca, e senza la quale non è possibile ripartire, è quella della comunità. Comunità che la politica deve trattare con delicatezza, rispetto. Su cui deve realmente investire. Perché è stata nei momenti bui la nostra vera forza. E sta diventando la nostra drammatica debolezza».

«Tre concetti mi hanno colpito della parole dell’arcivescovo – spiega il presidente del Banco di Sardegna Antonello Arru – la cultura dell’incontro, il cittadino artigiano, e le sfide che esistono per essere superate. Io penso che sia il momento di tornare a stare insieme. Di allargare i confini della nostra comunità, senza rifugiarci in localismi pieni di paure e sconforto. Attenti ai dettagli, come bravi artigiani. E aperti al futuro».

«Sassari prima ancora che indifferente è “arresa” – attacca il presidente del Psd’Az Antonio Moro – e l’invito dell’arcivescovo, perché si diventi tutti “artigiani della città” mi ricorda da vicino quello caduto nel vuoto, fatto qualche lustro fa dall’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu che invitava i sassaresi, ovunque fossero impegnati, a “svegliarsi” e “a fare pane per la nostra Sassari”. Infatti, ieri come oggi “ascoltare le voci del popolo”, come dice monsignor Saba, non basta. Serve essere conseguenti e tradurre le volontà popolari in atti concreti, come sono ad esempio quelli che puntano a restituire ai sassaresi il loro centro storico, sempre più mortificato e snaturato nel ruolo e nelle sue vocazioni. Il tutto significa però che anche il popolo deve essere conseguente e favorire, attraverso gli strumenti della democrazia e della partecipazione, un radicale cambiamento nelle classi dirigenti, abbandonando così la politica della lamentazione dietro la quale, è bene precisarlo, non può più nascondersi chi ha avuto le maggiori responsabilità della crisi e della “resa” della nostra Sassari».

«Ritengo – sottolinea il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau – che quello dell’arcivescovo sia un appello importante che va certamente raccolto anche come approccio alla vita nel quotidiano, unica e vera soluzione possibile in un momento di perdurante e grave difficoltà della città, del territorio e del Paese. L’invito alla partecipazione dei cittadini che devono sentirsi responsabili e parte integrante di un percorso di rinascita e l’invito accorato all’ascolto da parte degli amministratori e non solo, sono l’unico strumento di democrazia in grado di superare la colpevole indifferenza da parte di chi a vario titolo è chiamato a dare le risposte migliori e più rapide alle esigenze della collettività e dei singoli cittadini».

«Nella condanna all’indifferenza dell’arcivescovo – spiega il sindaco di Sassari, Nicola Sanna – è possibile leggere un richiamo alle parole di un illustre uomo e pensatore sardo, Antonio Gramsci, che parlava di indifferenza come “peso morto della storia”. Io credo che oggi siano tanti coloro che volgono lo sguardo dall’altra parte, insensibili a ciò che accade nel mondo. Questo atteggiamento impedisce loro di interrogarsi sui cambiamenti in atto nella nostra società, la crisi economica e i movimenti migratori in primo luogo. È necessario stimolare nelle nostre concittadine e nei nostri concittadini la conoscenza, l’attenzione all’altro, e lavorare insieme, istituzioni civili e religiose, per condividere soluzioni che ci permettano di affrontare la complessità dei tempi odierni».
 

fonte: La Nuova Sardegna