SASSARI. La capacità di reazione di una città si rovescia per strada. Sassari fa quadrato attorno al Policlinico, poi i cortei riempiono viale Italia, risalgono verso l’emiciclo e si spalmano in piazza Fiume, premendo davanti al portone di ingresso dell’Ats. Alla mobilitazione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno risposto migliaia di persone, ognuno con il proprio hastag #iostoconilpoliclinico. Ci sono i lavoratori, con lo striscione «Habilitateci», o le mamme, che scrivono «Vogliamo dare vita al Policlinico sassarese». C’è il sindaco Sanna in prima fila, e una rappresentanza trasversale della politica: la difesa della sanità, in queste situazioni di emergenza, non ha colore.

Perché il calendario macina giorni in fretta, e il 15 dicembre è fissata la scadenza del concordato preventivo. Entro quella data o si firma davanti al giudice il contratto di affitto tra i Bua e i nuovi investitori Rusconi, oppure la trattativa salta e la casa di cura fallisce. Le rassicurazioni dell’assessore regionale Luigi Arru evidentemente non sono bastate a tranquillizzare i 200 lavoratori sulla graticola. Ai quali si aggiungono tutti i possessori di partite iva, i fornitori, e gli ingranaggi di un indotto che impatta in maniera pesante sull’economia del territorio. Tra i manifestanti ci sono anche i commercianti di viale Italia, che temono di spalancare le proprie vetrine sul deserto. Insomma c’è un’intera città col fiato sospeso, e questa apprensione condivisa e amplificata dai megafoni di una piazza Fiume viva e rabbiosa, si accalca e si comprime alle porte dell’Ats. Alle 11,30 i delegati dei sindacati e dei lavoratori possono entrare per parlare con il direttore amministrativo Stefano Lo Russo. Al tavolo c’è un’assenza che salta agli occhi? «Dov’è l’assessore Arru?», chiedono i sindacalisti. «È assurdo che a fronte di una manifestazione così imponente e a di una vertenza così delicata l’assessore non si presenti per spiegare la situazione ai lavoratori». Ciò che tutti si chiedono, infatti, è questo: «Non appena il personale avrà esaurito le ferie forzate, cosa farà l’indomani?». Perché l’accreditamento modulare lascia aperte diverse incognite. La continuità assistenziale infatti sarà garantita dalla ripartenza a breve degli ambulatori e della diagnostica. Ma si tratta pur sempre di una quota di attività, e dunque di fatturato, che forse non copre nemmeno il 20 per cento degli introiti del Policlinico. Una fetta così irrisoria non può garantire la sopravvivenza economica. «È normale che la nuova proprietà metta in campo un numero di dipendenti proporzionale al lavoro da svolgere. Che ne sarà di quelle 150 unità su 200 che in questa fase transitoria rappresenteranno un esubero? Noi abbiamo bisogno di risposte rapide, anche per capire come muoverci con eventuali ammortizzatori. È necessaria la convocazione istantanea di un tavolo con Arru, Aou, Ats, sindacati e attuale proprietà».

Il direttore amministrativo Lo Russo, intanto ribadisce che l’Ats rema nella direzione dei lavoratori: «In questa fase così delicata siamo al fianco dei pazienti e dei lavoratori del Policlinico che svolgono un’attività fondamentale per tutto il territorio. La struttura di viale Italia gioca un ruolo centrale nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e nel piano di abbattimento delle liste d’attesa, del quale il Nord Sardegna non può e non deve fare a meno. Per quel che ci compete stiamo mettendo tutto

il nostro impegno per accelerare ogni processo che porti alla soluzione».

Alle 12, in vivavoce sullo smartphone di Lo Russo, interviene anche l’assessore Arru. Richiesta dei sindacati accordata, e tavolo convocato per oggi pomeriggio alle 17,30 nella sede dell’Ats.

fonte: La Nuova Sardegna