VILLANOVA MONTELEONE. È dovuta arrivare fino alla Corte di Cassazione un’allevatrice di Villanova Monteleone, Pierina Meloni, per dimostrare alla “Società Cooperativa Allevatori Villanovesi” di cui era socia, che l’unico motivo per cui nel 2010 non aveva conferito il latte ovino (destinato alla trasformazione in formaggio) era la mancanza del gregge, venduto un anno prima.

«Niente più pecore – aveva pensato la donna – niente più latte». Ma la cooperativa non l’aveva presa bene e le aveva chiesto un indennizzo in denaro che la donna non aveva voluto pagare.

Difesa dall’avvocato Pierino Arru, la donna ha visto trionfare le sue ragioni alcuni giorni fa – dopo tre gradi di giudizio – al termine di una battaglia legale e un braccio di ferro durato sette anni.

Nella primavera del 2011 la “Società Cooperativa Allevatori Villanovesi” aveva ordinato a Pierina Meloni, socia della cooperativa di pastori, di versare nelle casse sociali poco meno di 1800 euro come indennizzo per non aver conferito il latte l’anno precedente. La donna – che nel mentre si era disfatta delle pecore – era caduta dalle nuvole. Avendo venduto il gregge prima che l’annata casearia in questione avesse inizio, Pierina Meloni era convinta di non avere più l’obbligo di conferire il latte alla cooperativa e per questo aveva impugnato la delibera davanti al Tribunale di Sassari.

Non avendo più i capi ovini la donna era convinta di essere receduta dalla cooperativa per giusta causa. Il giudici di Sassari le avevano però dato ragione solo in parte. «La repentina cessazione dell’attività di allevamento – aveva sentenziato il tribunale – non poteva considerarsi giusta causa di recesso dalla stessa».

Il giudice di primo grado aveva ritenuto pertanto che Pierina Meloni fosse inadempiente, ma al tempo stesso aveva annullato la delibera del 26 aprile 2011 con cui la “Società Cooperativa Allevatori Villanovesi” applicava la sanzione di 1.771 euro alla allevatrice, perché la società non aveva fornito la prova dell’ammontare di quell’importo. La decisione era stata impugnata dalla cooperativa, ma la Corte d’Appello aveva ritenuto il ricorso inammissibile. Il braccio di ferro però non si era arrestato al secondo grado di giudizio e la cooperativa villanovese si era rivolta addirittura alla Corte di Cassazione, proponendo un corposo ricorso.

Anche in questo caso però Pierina Meloni e il suo

difensore, l’avvocato Pierino Arru, sono riusciti a far pendere la decisione dei giudici dalla loro parte e il ricorso della cooperativa è stato ritenuto inammissibile. Alla fine aveva proprio ragione l’allevatrice: «Niente più pecore, niente più latte».

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fonte: La Nuova Sardegna