PORTO TORRES. Il campo sosta rom di Ponte Pizzinnu è a forte rischio chiusura – dopo la dettagliata relazione dei carabinieri sulle gravissime criticità igienico-ambientali riscontrate nell’area – e la situazione emergenziale ha costretto il sindaco Sean Wheeler a cercare soluzioni immediate per la sistemazione dei nomadi residenti e per la bonifica.

Il primo cittadino, attraverso due comunicazioni scritte, ha allora chiesto la disponibilità di immobili ai sindaci dell’area vasta e risorse economiche per affrontare il problema agli assessorati regionali alla Sanità ed Enti locali. La prima richiesta è stata inviata il 7 giugno al presidente della Regione, alla Rete metropolitana, ai sindaci della Rete e per conoscenza alla Prefettura. «Le criticità sono di tipo igienico-sanitario e ambientale – dice – e c’è apprensione perché nel campo vivono 23 persone e diversi minori: è evidente che affinché l’amministrazione comunale possa compiere le azioni richieste (bonifica urgente), gli attuali occupanti devono essere collocati in strutture adeguate».

Nel campo sosta risiedono un nucleo familiare di 9 persone (coniugi e 7 figli), due nuclei di 5 persone (coniugi e tre figli), un nucleo di due persone (padre e figlio) e due uomini celibi. «Chiedo pertanto – aggiunge Wheeler –, richiamando lo spirito di leale collaborazione istituzionale, di mettere a disposizione strutture nella vostra disponibilità, immediatamente utilizzabili, per accogliere per un periodo limitato tutti o parte dei residenti del campo rom».

La medesima richiesta, protocollata martedì, è stata inviata ai due assessorati regionali per trovare eventualmente anche delle risorse economiche. La relazione dei militari, consegnata il 21 maggio 2018, prescrive infatti al Comune l’attuazione di alcune improcrastinabili azioni. Tra cui, quella più impellente, di ricollocare gli ospiti del campo nomadi, ancorché minorenni, in struttura assistenziale che non esponga gli stessi al rischio di malattie contagiose.

«Agli assessorati regionali chiedo di manifestarmi la disponibilità di strutture immediatamente fruibili, situate anche nel circondario, richiamando l’analoga situazione avvenuta circa quattro anni fa nel Comune di Alghero: in quella occasione la Regione dispose un intervento, avente carattere di straordinarietà e di urgenza, allo scopo di far fronte a situazioni di emergenza umanitaria riferita alle popolazioni rom presenti sul territorio regionale».

La vicenda del campo sosta è cominciata qualche mese fa con il primo sopralluogo dei militari del Noe e di quelli della compagnia di Porto Torres, in seguito alla denuncia a carico di due residenti Rom che volevano smaltire

vernici e solventi pericolosi di proprietà di un’azienda all’interno della loro capanna. In quella occasione i carabinieri avevano annotato anche lo stato di forte degrado dell’intera area e la montagna di rifiuti (ancora presenti) quasi a stretto contatto con le capanne malsane.

fonte: La Nuova Sardegna