SASSARI. Per quattordici anni ha incassato un assegno extra, in aggiunta al regolare stipendio mensile stabilito dal contratto. G. M. professoressa associata nella Facoltà di Economia dell’Università di Sassari, dovrà ora restituire all’ateneo sassarese 188mila euro.

Lo ha sancito il Tar Sardegna, respingendo il ricorso presentato dalla docente contro le trattenute che si è trovata in busta paga, operate dall’amministrazione dell’Università per recuperare i compensi non dovuti. Dal 1° gennaio di quest’anno infatti la professoressa si è ritrovata con uno stipendio alleggerito di 1.100 euro al mese. Secondo il direttore generale dell’Ateneo, Guido Croci, quell’assegno “ad personam”, concesso alla docente nel 2002, al momento dell’assunzione, non era giustificato. Per queste ragioni, già del febbraio dello scorso anno, un decreto del direttore generale ha disposto il recupero delle somme, «indebitamente erogate a titolo di assegno ad personam relative al periodo 01.11.2002-31-01.2017».

Non tutte però: solo quelle dell’ultimo decennio, il resto è andato in prescrizione. Al primo decreto ha fatto seguito un altro provvedimento, sempre del direttore generale, del dicembre 2017, con cui è stato disposto che, «con decorrenza dal 1° gennaio 2018 l’ufficio stipendi e adempimenti fiscali è autorizzato ad operare una trattenuta mensile sullo stipendio della professoressa G. M., nei limiti del quinto della retribuzione mensile, fino alla completa estinzione del debito pari ad € 188.353,40».

Contro questa trattenuta forzosa la docente, assistita dagli avvocati Andrea

Berto e Rossella Piana, si è opposta rivolgendosi al Tar. I giudici della Sezione prima del Tribunale amministrativo della Sardegna hanno però respinto le recriminazioni della docente, su tutti i fronti. E dato il via libera all’università per continuare con le trattenute. (v.g.)

fonte: La Nuova Sardegna