SASSARI. Alla fine, il vero e unico polverone, talvolta velenoso nei toni, è stato quello sollevato dagli ambientalisti. Perché la relazione tecnica dell’Arpas, documentata con minuziose rilevazioni eseguite al suolo, nell’aria, nell’acqua e nel mare, ha escluso categoricamente qualsiasi nube tossica a Fiume Santo. I dati delle centraline e dei campionamenti dicono chiaramente che la demolizione controllata con esplosivi della ciminiera e della caldaia del gruppo 2 della centrale termoelettrica ha prodotto un inquinamento del tutto irrilevante, con dei valori che si sono discostati, in maniera del tutto trascurabile, dalle soglie norme. Niente dispersione di amianto, niente polveri sottili, niente fibre vetrose e niente contaminazione ambientale.

Le criticità. Le uniche criticità che sono state evidenziate nel documento riguardano due aspetti: «Parziale efficienza dei fog cannons ai fini dell’abbattimento delle polveri generate dalla frantumazione della ciminiera. L’acqua nebulizzata ha inumidito il letto di caduta della ciminiera, ma non ha abbattuto in modo efficace la nuvola di polvere generata dall’impatto al suolo». E ancora: «Imprecisione nella previsione dell’angolo e della direzione di caduta del crollo, per cui circa la metà della ciminiera è caduta e si è frantumata al di fuori del letto di rilevato».

La storia. La società Fiume Santo deve portare a termine il piano di decommissioning dei gruppi 1 e 2 e l’abbattimento delle ciminiera. Viene predisposto un piano di mitigazione dell’impatto ambientale. Durante un sopralluogo nel 2016 la Società rileva un crollo di materiale refrattario all’interno della ciminiera che preclude la possibilità di accesso all’interno e la demolizione con mezzi meccanici. I gestori escludono la presenza di amianto nei giunti di tenuta dei vari tronchi, in quanto tali settori sono stati già bonificati anni addietro. Però la ciminiera presenta esternamente due scale che consentono l’accesso a 9 porte per ogni scala. Le guarnizioni delle porte sono state campionate ed è risultata la presenza di amianto che viene subito rimosso. Quindi il 6 giugno, alle 17, viene abbattuta la ciminiera. L’11 giugno alle 19 è la volta della caldaia 2, ma il blasting non ha successo. Si ritenta il 15 giugno alle 10, 30 e questa volta l’abbattimento della struttura va a buon fine. Nei prossimi giorni, a seconda delle condizioni meteo e della presenza di vento, verrà eseguita anche la demolizione della seconda caldaia.

I materiali. La ciminiera presenta un corpo in calcestruzzo, un’altezza di 150 m con diametro alla base di 10.5 m e alla sommità di 7.5 m. La canna interna è in mattoni refrattari antiacido, è costituita di 4mila tonnellate di materiali, dei quali 3500 di calcestruzzo, 450 acciaio, 89 refrattari, 13 lastre in vetro e 3 isolanti.

Ogni caldaia è costituita da un’intelaiatura a cornice in acciaio, larga 19.7 m e alta 41 m. Il peso complessivo è di 4mila 400 tonnellate.

Rischi ambientali. Gli impatti potenziali diretti, sottolineati nello studio predisposto dalla Ep Fiume Santo, riguardano soprattutto le emissioni acustiche nel momento del blasting sull’avifauna presente nell’area Sic dello Stagno di Pilo. Questa zona umida rappresenta uno dei sistemi più importanti del nord Sardegna per la sosta migratoria e per lo svernamento di molte specie di uccelli come il Cavaliere d’Italia, il Fraticello, la Sterna comune, il Pollo sultano, l’Airone rosso e il falco di palude. Altro rischio poteva essere rappresentato dal la produzione e dispersione in atmosfera di polveri e sostanze inquinanti.

Monitoraggio. Quindi l’Arpas ha apparecchiato un sistema di rilevamento a 360 gradi. Il punto di monitoraggio del rumore è stato posizionato a 700 m dalla zona di collasso, in prossimità dello Stagno di Pilo. Il monitoraggio dell’aria era previsto in altri 5 punti: a 50 m dalla ciminiera e 90 m dalle caldaie 1 e 2; poi a 70 m dalla ciminiera; a 380 m dalla ciminiera, a 700 m dalla zona di collasso; a 1800 m dalla zona di collasso (in prossimità torre carbondotto).

La “cattura” delle polveri totali sospese (PTS) era prevista nell’arco di 24 ore, sia per le demolizioni della ciminiera che per quelle delle caldaie, ma già 3 giorni prima dell’esplosione erano stati rilevati tutti i valori ambientali.

Poi stessa operazione 6 giorni dopo il blasting. In più, come già detto, verifica delle eventuali alterazioni nelle acque e nel mare.

Ora, a distanza di quasi quattro mesi, il responso dell’Arpas è assolutamente positivo. Nessun inquinamento nell’area di Fiume Santo.

fonte: La Nuova Sardegna