SORSO. Seimila metri cubi di ferro e calcestruzzo piantati nel cuore di Platamona, sbriciolati dalla salsedine e insabbiati nei ricordi. Questo è il presente del lido Iride. Costruito nel 1956 dal commendatore Sebastiano Pani in quella Platamona voluta dal sindaco sassarese Oreste Pieroni – infrastrutturata anche grazie al sorsense Salvatore Cottoni – il lido chiuse i battenti nel 1987. Cioè dopo trent’anni di boom che consegnarono Platamona alla storia come il simbolo della piccola borghesia sassarese che cominciava a crescere. E che al mare si gustava gli spettacoli animati da Nilla Pizzi, Tony Renis e Teddy Reno. Oppure di Mike Bongiorno, Marisa Del Frate e Claudio Villa.

Dopo qualche anno di incertezze arrivò Luigi Silanos. Lui fino a oggi è l’imprenditore che più di tutti gli altri si è avvicinato al rilancio del compendio balneare. Agli inizi degli anni ’90 aveva partecipato alla gara per l’assegnazione della struttura con un progetto ambizioso che prevedeva cinque miliardi di vecchie lire di investimenti e una serie di novità che promettevano di riportare la struttura balneare a essere la perla della costa. Ma proprio mentre tutto sembrava girare bene, dopo 300 milioni di attrezzature acquistate e pronte per essere utilizzate, sull’imprenditore piombarono una serie di disgrazie che lo seppellirono insieme ai sogni di rilancio della fascia costiera di Sorso ma molto amata anche dai sassaresi. Da quel giorno Platamona ha cominciato una traversata nel deserto che continua tuttora. Una maledizione che da trent’anni ha creato un vuoto affettivo ed economico occupato dal degrado e dalle macerie di una struttura abbandonata al proprio destino.

A un certo punto, nel 2010, il Comune di Sorso – nei cui limiti territoriale sorge l’area di proprietà dell’Agenzia del demanio – lanciò un concorso di idee internazionale che accorpava una finanza di progetto, con la quale coinvolgere i privati a ridisegnare il nuovo look del lido facendolo diventare un centro benessere, e un progetto di rilancio dell’intera fascia costiera finanziato dalla Regione con 9 milioni di euro. Il concorso finì impugnato davanti al Tar dal secondo classificato. Il Comune riprovò quindi a riqualificare il compendio balneare nel 2012. Trascorse un altro anno tra proroghe e tentennamenti, ma alla fine arrivò un’offerta che però venne esclusa perché non rispettava le prescrizioni del bando.

La svolta è arrivata nei mesi scorsi quando la Regione ha pubblicato un bando fuori dagli schemi che ha però centrato l’obiettivo: individuare un nuovo gestore a cui affidare la struttura. A spuntarla è stata la terza classificata, dopo che il Tar ha dovuto rioccuparsi dell’Iride. Si tratta di una Srls

che controlla una cartoleria in piazza Mazzotti, a Sassari, ma che a sua volta è controlla da imprenditori che operano nel settore dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Ora il sogno del rilancio dell’Iride e di Platamona è nelle loro mani.

Salvatore Santoni

fonte: La Nuova Sardegna