In un momento critico per l’emergenza siccità, la Regione Sardegna ha approvato nuove direttive che regolano le concessioni per l’approvvigionamento di acque pubbliche, sia da sorgenti superficiali che sotterranee. La delibera, proposta dall’assessore Antonio Piu, mira a semplificare le procedure amministrative, includendo anche un tavolo per la definizione dei canoni.
Emerge però un paradosso preoccupante, particolarmente evidente nella provincia di Sassari: la quasi totale assenza di conoscenza delle falde acquifere sotterranee. Queste risorse, vitali soprattutto nei periodi di scarsità idrica, sono spesso non mappate, poco monitorate e marginali nella pianificazione ufficiale.
Come sottolinea il geologo Giovanni Tilocca a SassariToday, mentre si gestiscono le acque delle dighe, le falde restano una risorsa “di serie B”, utilizzata solo in emergenza ma senza una mappa precisa. Nel territorio sassarese, si stima la presenza di almeno 3.000 pozzi, molti dei quali non autorizzati e quindi fuori controllo. Questo rende la gestione del prelievo un atto formale, privo di dati concreti su dove, quanta acqua scorra e quanto se ne possa estrarre senza compromettere l’equilibrio ecologico.
Senza dati condivisi e limiti di prelievo chiari, le nuove concessioni rischiano di essere inefficaci. La siccità rivela i costi di una gestione che, non conoscendo le sue risorse sotterranee, opera “al buio”, con conseguenze dirette per l’approvvigionamento idrico e l’ambiente della provincia di Sassari.
Fonte: Sassaritoday


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