Quanti luoghi della Sardegna chiamiamo quotidianamente con un nome che non è il suo originale? L’Assemblea Natzionale Sarda (ANS) lancia il progetto “Toponimos, Su nòmene beru de…”, un’iniziativa ambiziosa per riscoprire e valorizzare i toponimi autoctoni dell’isola, spesso dimenticati o italianizzati nel corso dei secoli.
I nomi dei luoghi sono molto più di semplici etichette geografiche; sono custodi di storia, lingua e identità. Per questo, ANS si impegna a restituire il giusto valore a parole che, come “Lungoni” per Santa Teresa Gallura o “Terranoa” per Olbia, celano un profondo significato culturale. Molti toponimi sono stati storpiati, modificati o tradotti erroneamente, cancellando la loro essenza.
Il progetto “Toponimos” è un vero e proprio viaggio nella memoria storica della Sardegna. Dalla “Costa Smeralda”, il cui nome originario sarebbe “Monti di Mola” con finalità commerciali, a “Cala Mariolu”, che tradizionalmente era “Is Pùligis de nie” (“le pulci di neve”), ogni scheda svela l’etimologia e le vicende che hanno portato ai nomi attuali. Anche “Malu Entu”, diventata “Mal di Ventre” per un errore di traduzione, è un esempio lampante.
Con questa iniziativa, Assemblea Natzionale Sarda invita a riflettere sull’importanza di preservare il ricco patrimonio linguistico e culturale sardo. La riscoperta della toponomastica tradizionale è un passo fondamentale per riappropriarsi della propria identità e per far conoscere la vera storia dell’isola, anche nella provincia di Sassari.
Fonte: Sassaritoday


