Un inquietante scenario di estorsioni e minacce emerge dal carcere di Bancali, a Sassari, dove detenuti avrebbero utilizzato mini-cellulari nascosti per terrorizzare i parenti di altri reclusi. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari, coordinata dal Sostituto Procuratore Maria Paola Asara e condotta dagli investigatori della sezione operativa dei Carabinieri, ha ricostruito una presunta rete di comunicazioni clandestine finalizzate al ricatto.
Tre persone sono state raggiunte dalla chiusura delle indagini: un 39enne sassarese, già detenuto a Bancali e poi a Uta, il fratello 30enne anch’esso recluso a Bancali, e una donna di 36 anni a piede libero. Quest’ultima è accusata di aver fornito un contatto esterno cruciale per le estorsioni. Le vittime, tra cui un anziano di 77 anni, venivano intimidite con richieste di denaro, fino a 2000 euro, sotto minaccia di gravissime ritorsioni.
Le intimidazioni erano agghiaccianti: “Prepara 2000 euro o ammazziamo il tuo compagno”, con promesse di violenza fisica all’interno del carcere, aggressioni ai figli, incendi di auto e negozi per chi non avesse obbedito. L’indagine, particolarmente complessa, si è basata su numerose intercettazioni telefoniche, rivelando la gravità della situazione. Gli indagati, difesi dalle avvocate Gabriella Pinna Nossai e Anna Laura Vargiu, attendono ora gli sviluppi giudiziari.
Fonte: Lanuovasardegna









