Un quadro preoccupante emerge dal rapporto “Non si torturano le farfalle” della LAV (Lega Antivivisezione), che ha coinvolto oltre 1300 studenti delle scuole medie (11-14 anni) in 26 città italiane. La ricerca ha interessato diverse aree, inclusa la Sardegna e, specificamente, alcune zone della provincia di Sassari, svelando una realtà tutt’altro che marginale riguardo la violenza sugli animali tra i giovanissimi.
I dati nazionali sono un campanello d’allarme che risuona forte anche nella nostra provincia. Quasi il 42% dei ragazzi intervistati ha ammesso di aver assistito ad almeno un episodio di maltrattamento animale, da percosse a gravi atti di tortura. Ancora più allarmante è che l’8,07% ha dichiarato di aver compiuto tali gesti volontariamente, con una maggiore incidenza tra i maschi. Le associazioni animaliste locali, come ENPA a Sassari e Sorso, da tempo segnalano una “emergenza crudeltà” che sembra radicarsi nel tessuto sociale, spesso normalizzata.
Il contesto familiare è cruciale: quasi il 30% delle violenze osservate avviene tra le mura domestiche, un dato che può influenzare negativamente lo sviluppo emotivo dei giovani. Divertimento, curiosità o imitazione di contenuti online sono tra le motivazioni più comuni per questi atti, con emozioni contrastanti che vanno dal senso di colpa al piacere. Per contrastare questo fenomeno, l’urgenza di interventi educativi mirati nelle scuole e sul territorio sassarese è evidente, per promuovere empatia e rispetto verso gli animali fin dalla più tenera età, scongiurando che tali comportamenti si radichino.
Fonte: Sassaritoday

