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Sassari Contro la Violenza: Sardegna Rafforza Tutela Femminile

Dalle risorse regionali ai Centri Antiviolenza, un impegno concreto per la sicurezza e l’indipendenza femminile.

Soltanto uno, contro i sei dello scorso anno e i due del 2023. Un dato solo in apparenza confortante quello dei femminicidi in Sardegna nel 2025, poco consolatorio se si pensa alla vita strappata. Quella della 33enne originaria di Castelsardo, Cinzia Pinna, sparita nella notte tra l’11 e il 12 settembre a Palau e ritrovata dopo dodici giorni nella tenuta di ConcaEntosa di proprietà di Emanuele Ragnedda, dopo la confessione di lui. Un dato che segue una scia che in sette anni è arrivata a contare 29 donne uccise per mano di uomini, quasi sempre partner o ex.

Ma la violenza di genere si manifesta anche in tante altre forme: dalle molestie sessuali alla prevaricazione psicologica fino allo stalking e a risultare fondamentali sono i percorsi messi in atto dalle forze dell’ordine e dalle istituzioni a tutela delle vittime. Un mondo variegato, quello di chi a vario titolo si occupa di violenza che quest’anno la Regione, con una delibera di luglio, ha voluto mettere a sistema con il protocollo di intesa del progetto “SOStenere in Rete”, un sodalizio che riunisce oltre cento enti tra pubblici e privati (dai Tribunali alle forze dell’ordine, dai Centri anti violenza agli Ordini degli avvocati). E definisce funzioni e ruoli di ciascun componente della Rete regionale antiviolenza, coinvolgendo un’ampia rappresentanza di istituzioni e organizzazioni e coordinandone le azioni con l’obiettivo di creare un efficace perimetro di tutela delle vittime.

Sulle misure di contrasto alla violenza la Sardegna si dimostra particolarmente dinamica, con 12 Centri antiviolenza attivi (Cav) sul territorio e una serie di iniziative ad hoc per aiutare concretamente le donne e i loro figli, specie se minori. Sin dall’approvazione della legge istitutiva dei Centri antiviolenza e delle case di accoglienza, nel 2007, la Regione ogni anno stanzia sei milioni di euro, di cui due di fonte statale, che vengono utilizzati per il funzionamento dei centri, per il reddito di libertà e per le azioni di prevenzione, comunicazione, rafforzamento della rete. Oltre a queste risorse, nel 2025 più quattro milioni di euro sono stati destinati, con fondi Fesr, per la realizzazione di case rifugio. Nell’Isola il numero dei centri (12) rapportato alla popolazione femminile corrisponde a 0,15 per 10mila donne, leggermente superiore alla media nazionale di 0,13, che gestiscono, tra le altre cose, le chiamate al numero anti violenza nazionale 1522, gratuito e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, istituito nel 2006.

In Sardegna il contrasto alla violenza passa anche attraverso due strumenti strutturali. Il primo è il Reddito di libertà, istituito dal Consiglio regionale con la legge 33 del 2018 e pensato per le donne che vivono una condizione di violenza domestica e povertà. 

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Fonte originale e approfondimento: Sassaritoday

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Written by ViviSassari

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