Una condanna esemplare scuote la comunità di Sassari, dove una madre di 39 anni è stata riconosciuta colpevole di maltrattamenti nei confronti della figlia minorenne. Il tribunale ha inflitto due anni di reclusione, con pena sospesa a condizione che la donna intraprenda un percorso di recupero in un ente convenzionato con l’Uepe. Un risarcimento di 10.000 euro è stato disposto in favore della giovane vittima, assistita dall’avvocato Graziella Meloni.
Al centro del processo, una montagna di prove: circa 14.000 messaggi, definiti “estenuanti” dalla pubblica accusa, inviati dalla madre alla figlia. Questa comunicazione ossessiva e invasiva ha tormentato l’adolescente, privandola di serenità e segnando la sua vita con ansia e paura. La ragazza ha testimoniato il terrore di essere seguita, la perdita di un anno scolastico e un profondo disagio psicologico, evidenziato dal pubblico ministero Maria Paola Asara.
Dalle deposizioni sono emersi anche episodi di umiliazione verbale, minacce di abbandono e insulti pesanti. La madre avrebbe persino evocato legami con ambienti criminali, inclusa l’amicizia con un esponente del clan Casamonica, e minacciato di lanciare acido. La giovane ha raccontato anche di violenze fisiche, subite sia da lei che dalla nonna, figura che le ha offerto l’unico rifugio. La sentenza rappresenta un monito contro ogni forma di abuso familiare, specialmente quando perpetrato con strumenti moderni.
Fonte: Lanuovasardegna

