Porto Torres si solleva contro Eni: un’ondata di preoccupazione e rabbia ha scosso l’area industriale, dove i lavoratori del deposito Eni Spa hanno incrociato le braccia. La mobilitazione, sostenuta da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, giunge dopo la decisione della multinazionale di ridurre il personale di tre unità, trasferendole all’impianto di Rho, in provincia di Milano.
Questa scelta ha scatenato un allarme unanime sulla sicurezza degli impianti e del personale. Secondo i sindacati, la carenza di operatori costringe chi rimane a svolgere il doppio del lavoro, mettendo a repentaglio la gestione del deposito che rifornisce l’intero Nord Sardegna. Si teme il ripetersi di tragedie come l’esplosione nel deposito Eni di Calenzano, dove persero la vita cinque persone. La sicurezza non è negoziabile, ribadiscono i rappresentanti sindacali Gianfranco Murtinu, Davide Tilocca e Giovanni Tavera.
Al presidio davanti ai cancelli hanno partecipato anche il sindaco Massimo Mulas e la presidente del Consorzio Industriale Provinciale di Sassari, Simona Fois, esprimendo solidarietà e profonda preoccupazione. Il primo cittadino ha sottolineato il disinteresse di Eni per il territorio e la dignità dei lavoratori, chiedendo chiarezza sul futuro del sito. Gli operatori, come Andrea Simula, denunciano turni estenuanti e carichi di lavoro insostenibili, che aumentano drasticamente i rischi.
Il presidio evidenzia l’urgenza di un dialogo che Eni sembra aver finora ignorato. La comunità locale e i lavoratori attendono risposte concrete per tutelare la sicurezza e il futuro occupazionale di Porto Torres.
Fonte originale e approfondimento: Unionesarda



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