Prosegue lo stato di agitazione e sciopero presso il deposito Eni Spa di Porto Torres, con i lavoratori in presidio davanti ai cancelli dell’area industriale. L’astensione dal lavoro, proclamata da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Cisl, evidenzia una situazione critica dovuta alla carenza di personale.
Secondo le organizzazioni sindacali, rappresentate da Gianfranco Murtinu, Davide Tilocca e Giovanni Tavera, la condotta aziendale è “sconcertante”. Cinque operatori si trovano a svolgere il lavoro di dieci, a causa della mancata conferma di due addetti a tempo determinato e il trasferimento forzato di altri tre colleghi verso siti del Nord Italia. Questa situazione, denunciano i sindacati, non solo compromette l’operatività del deposito Eni a Porto Torres, ma solleva gravi preoccupazioni per la sicurezza di persone e impianti.
Viene richiamata la tragedia di Calenzano, avvenuta meno di un anno fa, per sottolineare i pericoli legati a un organico ridotto. I sindacati criticano la decisione di Eni di penalizzare il sito sardo per “risparmiare qualche spicciolo”, rifiutando soluzioni alternative. Data la “sorda arroganza” dimostrata dalla dirigenza nazionale durante un incontro di “raffreddamento”, lo sciopero è stato confermato per il 10 e 14 novembre, con riserva di ulteriori iniziative.
Fonte originale e approfondimento: Unionesarda


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