Platamona, un tempo fiore all’occhiello del litorale nord-occidentale della Sardegna, si trova ad affrontare la sua estate più buia. La vasta lingua di sabbia che unisce i comuni di Sassari, Porto Torres e Sorso è oggi un simbolo di degrado ambientale, ben oltre la consueta inciviltà di qualche rifiuto sparso. Quello che si presenta agli occhi di residenti e turisti è un panorama desolante, un vero e proprio “punto di non ritorno” per una delle spiagge più amate della provincia di Sassari.
Passeggiando lungo i famosi “pettini” di Platamona, la realtà è impietosa. Non si tratta solo di grandi oggetti abbandonati, ma di un’infinita distesa di microplastiche e frammenti sintetici che ormai avvolgono ogni angolo, insinuandosi tra ombrelloni e giochi da spiaggia. Bucce di cannucce, etichette, tappi: il litorale è diventato una discarica a cielo aperto di minuscoli materiali, frutto di un’inciviltà dilagante e di una cura ambientale assente che sta compromettendo l’ecosistema locale.
La situazione è aggravata dalla presenza di rifiuti casalinghi e, ancor più grave, di siringhe nascoste tra la sabbia, specialmente nell’area tra il primo pettine e la rotonda. Un pericolo concreto e inaccettabile per chiunque frequenti la spiaggia, in particolare per i bambini. Il vecchio adagio “pochi servizi, ma tanta libertà e pulizia” è stato ribaltato: i servizi stentano a crescere, ma sporcizia e inciviltà hanno preso il sopravvento. Urgono interventi immediati e un maggiore senso civico per salvare Platamona da un destino di irrecuperabile abbandono.
Fonte: Sassaritoday

