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La Rinascita di Annarella: Speranza e Aiuto a Sassari

Il suo percorso di resilienza, supportato dalla Caritas, ispira la comunità locale nella provincia di Sassari.

© Foto: Lanuovasardegna.it

«Quando ho visto il frigorifero vuoto, il mio mondo è crollato». Come spesso capita, Annarella è arrivata vicino al fondo, prima di cominciare grazie ai volontari della Caritas diocesana di Ales-Terralba il percorso che l’ha portata dopo anni a ritrovare la fiducia in se stessa. «Per tutta la vita Annarella ha visto quello che una bambina non dovrebbe mai vedere: violenza dal padre, dagli zii, dai fratelli, dalle sorelle e anche dalla madre, soprattutto dalla madre» racconta Stefania Pusceddu.

Un racconto che si fa ancora più drammatico nelle parole della donna: «Mi picchiava tantissimo e io inginocchiata piangevo e dicevo di amarla. Ancora oggi che non c’è più la amo, perché in fondo lei era fragile; se si fosse curata avrebbe potuto vivere una vita migliore e avere un rapporto sano con i propri figli». Le ferite del corpo si sono rimarginate, ma quelle del cuore sono rimaste. E si sono fatte ancora più dolorose quando Annarella e il suo amato compagno Roberto hanno dovuto affrontare le difficoltà di chi, con il magro stipendio di un lavoro precario, non riesce più a campare. Annarella ha trovato la forza di cercare aiuto e si è presentata al centro d’ascolto parrocchiale. Così, un passo alla volta, ha cominciato a lavorare per «spezzare quella catena del passato dove povertà, disagio mentale e violenza si sono ripresentate di generazione in generazione», come spiega Stefania Pusceddu. Sono cominciati i colloqui di lavoro, le selezioni, ma il dolore era ancora forte: la donna comincia un percorso con una psicologa del Centro educativo diffuso, inizia anche a seguire degli incontri di yoga, per avere occasioni di socializzazione e relax.

La risalita è simboleggiata da un post-it che Annarella ha appeso al suo frigo, con sopra una dedica delle operatrici dello sportello di orientamento Caritas: “Stai andando avanti. Non stai tornando indietro. Ti vogliamo bene. Crediamo in te”: «Così posso leggerlo più volte al giorno. Mi aiuta, mi dà forza e mi commuove. Sarò migliore. Non perdo la speranza».

Leggi l’articolo completo su: La Nuova Sardegna

Fonte originale e approfondimento: Lanuovasardegna

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Written by ViviSassari

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