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La polemica scoppia a Cheremule: la richiesta di partecipare al consiglio comunale tramite Whatsapp

La querelle tra l’ex sindaca di Cheremule, Antonella Chessa, e il primo cittadino Salvatore Masia continua ad infiammare la città. La richiesta di poter partecipare alle sedute di consiglio comunale da remoto da parte della Chessa, psichiatra e dirigente medico, ha suscitato una netta opposizione da parte di Masia, il quale sostiene che l’eccezione non può diventare regola.

La questione è giunta alle orecchie dei funzionari dell’assessorato regionale degli Enti locali, i quali dovranno prendere una decisione in merito alla controversia. Antonella Chessa si basa sull’approvazione durante il suo mandato di un regolamento che autorizza le riunioni da remoto, ma Masia ribatte citando la necessità dei permessi lavorativi previsti per i consiglieri comunali.

La discussione si fa sempre più accesa quando Chessa accusa l’amministrazione di utilizzare due pesi e due misure, citando l’esempio degli assessori che possono partecipare alle sedute da remoto. Masia risponde sottolineando le differenze tra le riunioni di consiglio e quelle di giunta, spiegando la diversa organizzazione e pianificazione delle due assemblee.

A Giave, la situazione si ripropone con una polemica riguardante l’orario delle sedute di consiglio, convocate regolarmente alle 13. L’ex sindaca Maria Antonietta Uras chiede una fascia oraria più accessibile, ma il successore Gian Mario Chessa difende l’orario stabilito per la comodità della maggior parte dei consiglieri.

La questione degli orari delle sedute di consiglio continua a dividere le due amministrazioni, con accuse di pretestuosità da entrambe le parti. Resta da vedere come verrà risolta questa spinosa controversia che coinvolge due comuni limitrofi della Sardegna.

Leggi l’articolo completo su: La Nuova Sardegna

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Written by ViviSassari

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