Un 17enne residente in provincia di Sassari è stato coinvolto in un’ampia operazione della Polizia di Stato contro la radicalizzazione giovanile legata all’estremismo ideologico. Le perquisizioni hanno interessato 22 minorenni tra i 13 e i 17 anni, individuati in contesti suprematisti, jihadisti, antagonisti e accelerazionisti in tutta Italia, compresa la Sardegna. La Procura dei Minori di Sassari ha delegato l’intervento nel nord Sardegna, dove il giovane è stato perquisito in seguito a indagini avviate nel 2023 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Cagliari.
Le forze dell’ordine hanno sequestrato dispositivi informatici durante la perquisizione al 17enne, sospettato di essere attivo in ambienti digitali legati alla diffusione di contenuti ideologici estremisti. Questo episodio conferma il fenomeno sempre più preoccupante della radicalizzazione giovanile, favorito dall’accesso illimitato al web e ai social media. Altri due quindicenni in provincia di Oristano sono stati perquisiti su delega della Procura minorile di Cagliari, collegati a un 14enne già indagato ad aprile per aver mostrato armi e simboli suprematisti su Facebook.
L’operazione della Polizia di Stato ha evidenziato un allarmante aumento dei minori coinvolti in attività ideologiche estremiste, spesso legate a situazioni di disagio sociale, familiare o psicologico. Nella maggior parte dei casi, la radicalizzazione avviene online, con la creazione di identità alternative e una fascinazione per la violenza e l’estetica militare. La Sardegna non è immune a questo fenomeno, con oltre 100 minori coinvolti in indagini e perquisizioni dal 2023, e 12 casi di applicazione di misure cautelari.
La collaborazione tra le DIGOS locali, le Sezioni Operative per la Sicurezza Cibernetica e le procure minorili ha permesso di analizzare i profili dei giovani coinvolti, rivelando una sovrapposizione tra ideologie suprematiste e jihadiste, definita “White Jihad” dagli inquirenti. È necessario un maggiore impegno da parte delle istituzioni, della scuola e delle famiglie per contrastare efficacemente la radicalizzazione giovanile, che trova nella rete il suo principale strumento di diffusione.
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