Sassari piange un suo figlio e chiede giustizia. La comunità e la famiglia del detenuto 36enne tragicamente scomparso nella notte nel carcere di Bancali, si stringono nel dolore e nella richiesta di verità. «Vogliamo solo sapere che cosa è successo e poterlo riportare a casa», è il grido straziato di due zie, portavoce di una famiglia distrutta e in attesa di risposte chiare su un decesso avvenuto in circostanze ancora da chiarire, all’interno della sezione sanitaria della casa circondariale di Sassari.
Le donne si interrogano: «Era in un’area protetta. Come è stato possibile che accadesse una tragedia del genere?». Il 36enne, ricordato come un «gigante buono», era un ex operaio edile, stimato e supportato dal suo datore di lavoro anche nei momenti più difficili legati alla malattia e alle dipendenze. Malgrado le sue fragilità, che lo avevano portato ad affrontare periodi in comunità terapeutiche e Tso, la famiglia non lo ha mai lasciato solo, ma le istituzioni, a loro dire, non avrebbero fornito il sostegno necessario.
Pochi giorni prima della morte, il 3 luglio, era stata respinta l’istanza di scarcerazione presentata dalla sua legale, avvocata Tania Decortes, che avrebbe potuto consentirgli l’accesso a una comunità terapeutica. A maggio aveva subito gravi ustioni in un altro episodio avvenuto in cella, del quale la famiglia non era stata informata. Mentre l’inchiesta della Procura di Sassari, coordinata dalla sostituta Camilla Battaglini, prosegue, la famiglia attende con angoscia di conoscere le sorti della salma e di potergli dare l’ultimo addio.
Fonte: Lanuovasardegna









