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Il caso della psicoterapeuta bloccata dall’Ordine nonostante gli avvocati riconoscano la sua competenza

La vicenda di Giovanna Niola, psicoterapeuta originaria di Nulvi, è un esempio di burocrazia e paradosso italiano che ha attirato l’attenzione nei media. Dopo dieci anni in Inghilterra, dove ha costruito una solida carriera professionale, Giovanna si è trasferita di recente nel suo paesino dell’Aglona, ma trova ostacoli nel poter esercitare la sua professione in Italia. Nonostante il suo titolo sia stato riconosciuto dal Ministero della Salute nel 2023, l’Ordine degli Psicologi continua a negarle l’iscrizione, nonostante due sentenze a suo favore emesse dal Consiglio di Stato e dal Tribunale di Cagliari.

La brillante carriera accademica e professionale di Giovanna in Inghilterra ha visto il riconoscimento dei suoi titoli specialistici e l’accreditamento come Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale dalla rinomata British Association for Behavioural & Cognitive Psychotherapies (Babcp). Tuttavia, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha impugnato il decreto del Ministero della Salute che le consentiva di esercitare in Italia, affermando che in Italia la psicoterapia è riservata a chi possiede specifici requisiti di laurea e specializzazione quadriennale.

Nonostante le sentenze favorevoli del Consiglio di Stato e del Tribunale di Cagliari, l’Ordine regionale della Sardegna ha continuato a rifiutare l’iscrizione di Giovanna all’Albo, sostenendo che la legge non prevede una professione autonoma di psicoterapeuta. Anche l’intervento del Tribunale di Cagliari, che ha ordinato l’iscrizione di Giovanna con la qualifica di psicoterapeuta, non è stato rispettato dall’Ordine, che ha presentato appello.

Giovanna Niola si trova quindi costretta a continuare la sua battaglia in tribunale per poter finalmente esercitare la sua professione in Italia. La situazione si è trasformata in una lotta contro la burocrazia e una mancanza di rispetto verso il suo titolo e le sue competenze acquisite all’estero. Giovanna si sente trattata ingiustamente e continua a sottolineare la necessità di rispettare le decisioni delle autorità competenti e delle istituzioni giudiziarie italiane.

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