La legge regionale sarda sul fine vita, in vigore da quasi un anno, promette tempi celeri per la gestione delle richieste di suicidio assistito. L’iter, che dovrebbe concludersi in circa un mese, si scontra però con una realtà di ritardi preoccupanti, in particolare per i residenti della provincia di Sassari e delle aree adiacenti.
A quasi dieci mesi dall’entrata in vigore della normativa, le ASL numero 2 della Gallura e numero 5 di Oristano non hanno ancora nominato le commissioni multidisciplinari permanenti, accumulando un ritardo di quasi 290 giorni rispetto alla scadenza. Questa inerzia impedisce ai pazienti di queste zone di veder valutate le proprie istanze, negando di fatto un diritto fondamentale.
L’associazione Tonino Pascali-Sardegna Radicale ha agito presentando una formale richiesta di accesso agli atti per fare chiarezza. Se la ASL di Oristano ha avviato un iter, seppur incompleto, la ASL della Gallura non ha ancora pubblicato alcun avviso o delibera. E il problema è più ampio: anche la ASL 1 di Sassari ha registrato un ritardo di 265 giorni nelle nomine, evidenziando una carenza sistemica nell’applicazione della legge in tutta l’isola.
Valentina Campus e Laura Di Napoli dell’associazione denunciano questa inaccettabile lentezza burocratica che si traduce nella negazione della scelta per chi soffre di malattie incurabili, creando disparità nell’accesso ai percorsi assistenziali. Un ritardo che pesa sulla dignità e sui diritti dei malati, che continuano ad attendere risposte dovute.
Fonte: Sassaritoday


