Il dibattito sul fine vita in Sardegna si arricchisce di un nuovo, doloroso capitolo, che mette in luce le difficoltà nell’applicazione della Legge Regionale n. 26 del 2025. Sebbene il caso si svolga a Sindia, provincia di Nuoro, le sue implicazioni risuonano in tutta l’Isola, inclusa la provincia di Sassari, riguardando il diritto universale alla dignità e alla tempestività delle risposte sanitarie.
Al centro dell’attenzione c’è Vittoria Gammone, 84 anni, da oltre due decenni affetta da una sclerosi multipla progressiva che l’ha resa semi-paralizzata e la tormenta con dolori cronici, resistenti anche alla morfina. La sua richiesta di suicidio medicalmente assistito, presentata alla ASL di Nuoro il 10 febbraio 2026, si è arenata in un labirinto burocratico durato ben 128 giorni, un’attesa inaccettabile e profondamente ingiusta.
La normativa sarda, la seconda in Italia in materia, prevede l’istituzione di una commissione multidisciplinare permanente in ogni ASL, con il compito di valutare i requisiti del paziente entro soli dieci giorni. Tuttavia, a Nuoro, questa commissione è stata nominata solo il 22 aprile 2026, e solo dopo l’intervento dell’associazione Tonino Pascali-Sardegna Radicale. Nonostante ciò, a distanza di oltre 55 giorni dalla nomina, alcuna valutazione di merito è stata ancora formulata.
Un percorso clinico preliminare per la terapia del dolore è in corso, ma i tempi biblici evidenziano una drammatica distanza tra l’intento legislativo e la realtà operativa. “Dopo 55 giorni dalla nomina della Commissione auspichiamo nel rispetto della sofferenza di Vittoria e di chi si rivolge alle istituzioni, dei tempi più brevi di risposta”, ha dichiarato Laura Di Napoli dell’associazione, un appello che merita attenzione da ogni angolo della Sardegna, compresa la nostra provincia di Sassari, per garantire che la legge sia davvero al servizio dei cittadini più vulnerabili.
Fonte: Sassaritoday


